Un’ampia operazione antimafia ha colpito duramente le famiglie mafiose di Acquasanta e Arenella a Palermo. Nella mattinata odierna, il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito 13 misure cautelari, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
L’operazione, coordinata dal Tribunale di Palermoha portato alla luce un complesso sistema criminale che includeva associazione mafiosariciclaggiobancarotta fraudolenta e scommesse clandestine. Tra gli arrestati figurano Raffaele Galatolo75 anni, storico boss dell’Acquasanta, e Stefano Fidanzati78 anni, al vertice della famiglia dell’Arenella.
Le indagini e le reti criminali smantellate
Le indagini, condotte dal Nucleo Speciale Polizia Valutariahanno coinvolto complessivamente 45 persone. Gli investigatori hanno ricostruito le dinamiche interne delle due famiglie mafiose, evidenziando come i capi clan continuassero a esercitare il loro potere nonostante i provvedimenti giudiziari.
In particolare, Raffaele Galatolononostante fosse ergastolano e beneficiasse di permessi premio e semilibertà, ha continuato a gestire il potere e i soldi del clan. Le indagini hanno rivelato l’esistenza di una rete di incensurati che facevano da prestanome ai mafiosi, aiutandoli ad accumulare ricchezza.
Il ruolo della semilibertà e le attività illecite
Galatolo, sfruttando il regime di semilibertà, ha mantenuto la sua influenza sul territorio palermitano grazie a una fitta rete di sodali. Le indagini hanno documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso punti gioco occulti e pagamenti esclusivamente in contanti. Questo meccanismo permetteva sia l’evasione fiscale sia il riciclaggio di denaro proveniente da altre attività criminali.
L’influenza delle famiglie mafiose sul territorio
Le indagini hanno anche evidenziato come le famiglie mafiose di Acquasanta e Arenella, facenti parte del mandamento di Resuttanaesercitassero un forte controllo sul territorio. I capi clan intervenivano nella risoluzione di controversie e nell’operatività delle attività economiche, condizionando l’operatività economica e commerciale.
Per quanto riguarda la famiglia dell’Arenella, le indagini hanno documentato l’ingerenza del capofamiglia nella gestione di attività imprenditoriali e nella risoluzione di conflitti. È emerso il ricorso a società intestate fittiziamente a prestanome per reinvestire capitali di provenienza illecita.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, e nei confronti degli indagati opera la presunzione di non colpevolezza sino alla eventuale sentenza di condanna definitiva.



