19 Giugno 2026 ☀ 29°

Mostra fotografica sul Maxiprocesso: trenta opere di Maria D. Rapicavoli in mostra a Palermo

Il Museo Civico di Castelbuono espone trenta fotografie di Maria D. Rapicavoli tratte dai faldoni del Maxiprocesso: presentazione il 26 giugno al Palazzo di Giustizia di Palermo, visibile fino al 30 settembre, con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Strategia fotografia 2026

Mostra fotografica sul Maxiprocesso: trenta opere di Maria D. Rapicavoli in mostra a Palermo

Il Museo Civico di Castelbuono propone un intervento che ridisegna il rapporto tra archivio giudiziario e spazio pubblico: trenta stampe fotografiche della serie di Maria D. Rapicavoli vengono esposte al primo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo e, in seguito, trasferite al Museo Civico. Il progetto è realizzato con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e inserito nel programma di Strategia fotografia 2026con l’intento di rilanciare la memoria del Maxiprocesso attraverso l’arte contemporanea.

La presentazione pubblica è fissata in anteprima il 26 giugno 2026alle 17.00 è prevista una conferenza alla quale partecipano figure istituzionali e culturali, mentre la presentazione dell’installazione segue nel primo piano del palazzo giudiziario. L’installazione resterà visitabile fino al 30 e quindi sarà ospitata al Museo Civico di Castelbuono, con l’impegno che l’opera “non vada mai in deposito“.

Il progetto espositivo e gli obiettivi pubblici

La mostra nasce con l’obiettivo di riaffermare il valore della memoria del Maxiprocesso come patrimonio collettivo: il Museo Civico di Castelbuono ha commissionato la presentazione museale e la mostra è curata da Laura Barreca e Giovanna Fiume. L’iniziativa combina il lavoro fotografico con un calendario di eventi pubblici per coinvolgere cittadini, scuole e istituzioni e restituire il significato storico e civile di quel passaggio giudiziario. “Come museo pubblico“, ha dichiarato la direttrice, la nuova programmazione intende far riflettere sul ruolo attivo delle istituzioni culturali nella costruzione di una società più consapevole, responsabile e partecipata.

Il linguaggio visivo e la scelta dei materiali

Le immagini di Rapicavoli ritraggono i faldoni processuali e i volumi del procedimento trasformandoli in superficie visiva: l’operazione non si limita a documentare, ma propone una lettura estetica dei materiali giudiziari. Con questo approccio l’arte diventa veicolo per interpretare la mole documentale del processo e per trasmettere, attraverso il linguaggio fotograficola complessità del lavoro giudiziario che ha segnato la storia recente della Sicilia e dell’Italia.

Presentazione, percorso espositivo e itineranza

La giornata inaugurale del 26 giugno 2026 è articolata su momenti istituzionali: oltre alla conferenza delle 17.00la presentazione dell’installazione è programmata per la serata. Tra i partecipanti alla conferenza sono attesi Lia Sava (procuratrice generale della Corte d’Appello di Palermo), Giampiero Cannella (sottosegretario alla Cultura), Gerardo Villanacci (presidente della Fondazione scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali), Antonio Balsamo (presidente della Corte d’Appello di Palermo) e Alessandra Camassa (presidente del Tribunale di Trapani).

Il percorso espositivo prevede che le trenta fotografie entrino nella collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono: il museo ha annunciato che l’opera sarà poi messa in circuito, con tappe pianificate che includono il Tribunale di Trapani e altre sedi in Italia e all’estero. Questo itinerario risponde all’idea che la memoria non debba essere confinata agli archivi ma condivisa in luoghi pubblici e istituzionali.

Le voci istituzionali sul valore della mostra

Nel corso delle presentazioni istituzionali il progetto è stato descritto come un’occasione per valorizzare il contributo civile e giudiziario del Maxiprocesso: “Il Maxiprocesso è stato determinante” ha affermato il presidente della Corte d’Appello di Palermo, sottolineando l’impatto del procedimento sulla ricostruzione giudiziaria del fenomeno mafioso e sulla formazione della coscienza civile. Per la presidente del Tribunale di Trapani la mostra rappresenta una sinergia tra cultura e giustizia che offre una lettura visuale del lavoro metodico dei giudici e che trova nella sensibilizzazione pubblica uno degli strumenti principali per mantenere viva la memoria.

L’iniziativa è promossa con il patrocinio e il sostegno di istituzioni e organismi giudiziari e culturali che hanno condiviso l’idea di rendere fruibile al pubblico un materiale che storicamente è rimasto negli archivi, per trasformarlo in occasione di conoscenza e riflessione collettiva.

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