Alla fine della Seconda guerra mondiale la Sicilia era una terra lacerata: le città portavano i segni dei bombardamenti, le campagne vivevano nella povertà e le strade si riducevano a ruderi di trazzere. Nonostante queste difficoltà, la classe dirigente dell’epoca riuscì a compiere due operazioni decisive che ancora oggi costituiscono la spina dorsale della vita sull’isola.
Il primo pilastro fu la redazione di una carta costituzionale autonoma, lo Statuto speciale. Approvato dalla Consulta regionale il 23 dicembre 1945 e trasformato in legge il 15 maggio 1946, lo Statuto precedette persino la nascita della Repubblica, la cui Costituzione entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Tra i protagonisti vi erano giuristi di fama come Enrico La Loggia e il futuro presidente regionale Giuseppe Alessi uomini che conoscevano a fondo diritto, storia e finanze dell’isola.
Statuto speciale: la prima legge dell’Italia unita
Il dibattito nella Consulta regionale fu caratterizzato da una rigida attenzione ai dettagli: i firmatari sapevano che una formulazione poco chiara avrebbe potuto diventare una condanna per le generazioni future. Perciò il testo fu stilato con una precisione che ancora oggi sorprende gli studiosi, garantendo alla Sicilia ampie competenze in materia di amministrazione territoriale, finanze e cultura.
Autostrada Palermo-Catania: un’opera concreta in pochi anni
Il secondo grande risultato fu l’infrastruttura viaria che ha accorciato le distanze tra le due principali città dell’isola. Sebbene la ANAS ne fosse responsabile dal punto di vista operativo, fu la classe politica siciliana, armata di documenti e di una capacità di negoziazione a Roma, a fare sì che il progetto venisse finanziato. Nel dicembre del 1967 il Parlamento approvò una legge dedicata a integrare i fondi necessari.
Nel 1970 vennero aperti al traffico i primi due tratti, da Palermo a Buonfornello e da Motta Sant’Anastasia a Catania. Successivamente, nel 1975, fu inaugurato il tratto centrale, il più impegnativo, che attraversa il cuore dell’isola con viadotti e gallerie passando per Caltanissetta ed Enna. In meno di un decennio la Sicilia contava 191,6 km di autostrada, quasi duecento chilometri tutti gratuiti, che permisero ai comuni dell’entroterra di raggiungere rapidamente ospedali, università e porti.
Il confronto con le difficoltà attuali
Nel 2015 una frana provocò il crollo di un pilone del viadotto Himera, dividendo l’isola per più di cinque anni. Oggi, per ricostruire il viadotto Cannatello vicino a Resuttano, la tempistica stimata varia tra cinque e sette anni, praticamente lo stesso lasso di tempo impiegato allora per completare l’intero tracciato centrale.
Quando la politica locale perde il know-how
La differenza più marcata rispetto a quegli anni risiede nel profilo di chi ricopre le cariche amministrative. Un tempo si accedeva alla politica dopo una lunga gavetta studi universitari, partecipazione attiva alle sezioni di partito, esperienza nei consigli comunali. Oggi, in molti comuni siciliani, sindaci e assessori arrivano quasi per caso, grazie a liste assemblate in poche settimane o a accordi dell’ultima ora.
L’improvvisazione si traduce in una mancanza di competenze fondamentali: lettura di bilanci, gestione di bandi europei, redazione di progetti finanziabili. Il problema più grave è la presunzione alcuni amministratori credono di poter risolvere sfide complesse senza consultare esperti, confondendo la semplice appartenenza politica con la capacità di governare. Il risultato è una cascata di errori – finanziamenti persi per domande tardive, opere incompiute, servizi chiusi per cattiva programmazione – che spinge i giovani a lasciare l’isola.
Il fenomeno è evidente nei dati di spopolamento: i giovani terminano gli studi e partono per il Nord o l’estero, perché sul territorio mancano opportunità lavorative e servizi essenziali. Dietro ogni valigia c’è, spesso, una decisione amministrativa sbagliata o, più frequentemente, una decisione mai presa.



