Il mondo del giornalismo siciliano piange la perdita di Alberto Cicero, scomparso all’età di 65 anni dopo aver a lungo combattuto con una malattia incurabile. La notizia, resa nota l’1 giugno 2026 dalle organizzazioni di categoria, segna la fine di una carriera che ha intrecciato attività quotidiana in redazione e impegno sindacale sul territorio.
Figura di riferimento per colleghi e collaboratori, Cicero lascia un’eredità fatta di professionalità, rigore e attenzione verso i più deboli della professione. Per anni ha guidato redazioni e giovani giornalisti con fermezza e umanità, mantenendo sempre alta la tutela del diritto all’informazione.
Un percorso professionale segnato dalla passione per l’isola
Originario di Carlentini e trasferitosi in giovane età a Catania, Cicero è stato una firma storica del quotidiano La Sicilia. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli di responsabilità: prima caposervizio e successivamente caporedattore della cronaca, incarichi in cui ha mostrato una profonda conoscenza del territorio e una capacità di orientare le inchieste con rigore.
Il giornalismo come servizio civile
Per Cicero il mestiere non era solo cronaca: era un patto d’onore con il lettore e con la comunità. I colleghi lo ricordano come un maestro che insegnava restando al fianco di chi lavorava in redazione, preferendo l’esempio alla lezione formale. La sua attenzione ai racconti locali e alle storie dei piccoli paesi ha contribuito a valorizzare temi spesso trascurati.
Impegno sindacale: difesa della dignità del lavoro
Accanto all’attività giornalistica, Cicero è stato protagonista nel sindacato: ha ricoperto per tre mandati la carica di segretario provinciale della sezione di Catania e per dodici anni è stato segretario regionale dell’Assostampa Sicilia. In seguito ha assunto anche l’incarico di presidente del consiglio regionale, ruoli nei quali ha speso energie per la tutela dell’occupazione e la lotta al precariato.
Le battaglie principali
La sua azione sindacale si è caratterizzata per la difesa dei diritti dei collaboratori di provincia, per la salvaguardia dei posti di lavoro e per la promozione della dignità professionale. Secondo i colleghi, Cicero ha sempre posto al centro la libertà di stampa come valore fondamentale per la democrazia, opponendosi a logiche che avrebbero potuto ridurre l’autonomia e la qualità dell’informazione.
Ricordi personali e passioni
I ricordi pubblicati sul sito di La Sicilia e le testimonianze dell’Assostampa ritraggono un uomo dalle molteplici sfaccettature: appassionato di tennis, amante dei motori e della buona cucina, era anche promotore di progetti culturali legati alle tradizioni locali. Tra i suoi ultimi interessi si segnala l’idea di un libro intitolato Il sole da mangiare, dedicato alla storia e alle tradizioni dell’arancino.
Un maestro in trincea
I colleghi lo descrivono come un porto sicuro: un leader che non si ergeva su una cattedra, ma che affiancava chi aveva bisogno di guida. La sua figura è stata fondamentale nel sostenere i giovani giornalisti, sia sul piano tecnico che su quello etico, trasmettendo il valore del lavoro accurato e del rispetto per il lettore.
Il vuoto e l’eredità
Con la scomparsa di Cicero la comunità giornalistica siciliana perde un punto di riferimento. Assostampa Sicilia ha ricordato un “uomo d’altri tempi” che ha dedicato la vita alla professione, sempre “con la schiena dritta”. Le condoglianze ufficiali sono state rivolte alla famiglia e a tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Lasciano tracce il suo impegno concreto per la dignità dei colleghi e la difesa della libertà d’informazione: ogni volta che un giovane cronista verificherà una notizia sul campo o che un collega si alzerà in difesa della professione, secondo amici e compagni di lavoro, in quel gesto ci sarà ancora un pezzo del suo esempio.
La memoria di Alberto Cicero rimane viva nelle redazioni e nelle assemblee sindacali: il suo approccio al giornalismo e al sindacato costituisce un monito a continuare a tutelare il lavoro e la qualità dell’informazione, soprattutto nelle realtà locali più fragili.



