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Ponte sullo Stretto, costi e polemiche sui manager: numeri e scenari

Scopri i dettagli sui compensi milionari, le nomine controverse e il nuovo cronoprogramma che promette l'avvio del cantiere nell'ultimo trimestre del 2026

Ponte sullo Stretto, costi e polemiche sui manager: numeri e scenari

Il dibattito intorno al ponte sullo Stretto ritorna al centro della scena politica con una combinazione di dichiarazioni pubbliche, scelte manageriali e numeri economici che alimentano perplessità. A Marsala il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha rilanciato l’idea dell’opera come strumento di velocizzazione dei collegamenti, mentre nel contempo emergono dati sui compensi dei dirigenti della società incaricata che hanno acceso nuove polemiche.

Il progetto, che teoricamente punta a connettere regioni e accelerare spostamenti, convive con ritardi nei tempi di avvio del cantiere e con una riorganizzazione interna della società Stretto di Messina spa, controllata dal ministero dell’Economia. I numeri del personale e i loro costi sono il nodo che molti osservatori stanno valutando con attenzione alla luce delle risorse previste.

Le parole dei leader e il contesto operativo

Durante la visita in Sicilia il leader della Lega ha sottolineato che il ponte servirà a «unire il Paese nel nome della velocità», ribadendo la volontà politica di procedere. Salvini ha anche citato la necessità di infrastrutture locali, come l’aeroporto di Trapani-Birgi, definendolo un elemento utile per turisti, professionisti e studenti. Sul fronte operativo, il cronoprogramma ufficiale parla ora di avvio del cantiere nell’ultimo trimestre del 2026, una data che segue una serie di posticipi precedenti.

Le promesse e i rinvii

Nel corso degli ultimi anni l’inizio lavori è stato più volte rimandato: si era parlato di autunno 2026, poi di primavera 2026 e successivamente di dicembre 2026, prima del nuovo target indicato per la fine del 2026. Questo storico di slittamenti pesa sul giudizio pubblico e sulle scelte finanziarie, rendendo più sensibile la questione del rapporto tra costi amministrativi e avanzamento reale del progetto.

I numeri del personale e le polemiche sui compensi

La società che guida il progetto oggi conta 114 dipendenti: 21 dirigenti e 93 funzionari, con un costo complessivo per il personale pari a circa 11,5 milioni di euro. Nel 2026, dopo il rilancio della società, il totale era di 84 dipendenti e una spesa di circa 9 milioni. L’aumento di dotazione organica e degli oneri salariali è uno dei punti più discussi, soprattutto perché alcune retribuzioni superano il tetto stabilito per le società pubbliche.

Le voci più alte e la deroga

Sono emerse retribuzioni di punta che hanno attirato l’attenzione: quattro dirigenti percepiscono compensi compresi tra 260 e 360 mila euro, mentre sei superano i 200 mila euro annui. Tra i nomi con emolumenti più elevati figurano Andrea Parrella (357.890 euro) e Francesco Parlato (319.450 euro). Nel complesso, la spesa per i 21 dirigenti è salita a circa 6 milioni di euro, rispetto ai circa 4,5 milioni dell’anno precedente.

Motivazioni ufficiali e reazioni politiche

La società ha difeso la propria configurazione del personale richiamando il dettato del DL 35/2026, spiegando che molte risorse sono distaccate da gruppi del settore come FS, Anas e RFI, mantenendo i trattamenti economici di provenienza. Inoltre, la deroga al tetto dei compensi è giustificata come necessaria per attrarre «professionalità di alto profilo» in grado di negoziare con soggetti internazionali e gestire un investimento stimato in circa 13,5 miliardi.

Sul piano politico la questione ha provocato tensioni: il consiglio d’amministrazione è stato rinnovato con Pietro Ciucci al centro dell’iniziativa e la nomina di giovani professionisti come Marco Stasi ha suscitato critiche interne, incluso il disappunto pubblico di esponenti come Matteo Salvini, in contrasto con il presidente della Regione Roberto Occhiuto.

Il nodo della delibera Cipess

Un altro elemento decisivo per lo sblocco è la delibera Cipess, la cui prima versione non è stata registrata dalla Corte dei conti. Il governo sta cercando di accelerare l’iter attraverso nuove norme e possibili commissariamenti dedicati, con l’obiettivo di trasmettere la delibera aggiornata alla Corte dei conti entro giugno affinché venga registrata e si possa procedere con le fasi successive.

In sintesi, il progetto del ponte sullo Stretto resta un’opera simbolica e divisiva: tra dichiarazioni politiche, aspettative di sviluppo, costi del personale e adempimenti burocratici, il cammino verso la posa della prima pietra continua a incontrare ostacoli che richiedono trasparenza e scelte condivise.

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