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Addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e promotore del diritto al piacere

Carlo Petrini se n'è andato il 21 maggio 2026: giornalista, scrittore e promotore di un modello alimentare sostenibile, ha lasciato un'eredità globale con Slow Food, Terra Madre e Pollenzo

Addio a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e promotore del diritto al piacere

La notizia della scomparsa di Carlo Petrini è arrivata nella tarda serata del 21 maggio 2026: il fondatore di Slow Food è morto nella sua abitazione a Bra (Cn) all’età di 76 anni. La sua figura usciva spesso dai confini della gastronomia perché Petrini ha saputo trasformare il tema del cibo in un progetto sociale e culturale, capace di mettere in relazione agricoltura, biodiversità e diritto alla dignità di chi produce e di chi mangia. In questo articolo ripercorriamo i passaggi principali della sua vita pubblica, le iniziative che ha lanciato e l’impatto lasciato in Italia e nel mondo.

Non si può parlare di Petrini riducendolo al ruolo di gastronomo o giornalista: la sua azione combinava sensibilità politica, ricerca accademica e partecipazione collettiva. Ha sempre difeso l’idea che il cibo sia un bene comune e che il piacere di mangiare sia anche un diritto sociale. Dalle prime battaglie locali è nato un movimento con ramificazioni internazionali, capace di mettere in rete produttori, cuochi, giovani e comunità tradizionali. Le parole che spesso ricorrevano nel suo discorso — relazioni, biodiversità, giustizia alimentare — riflettono un approccio sistemico, non ideologico, orientato all’azione concreta.

Una vita e una missione

Il percorso di Petrini è segnato da tappe precise: la nascita di Slow Food nel 1986 (inizialmente come Arcigola), la presentazione del Manifesto a Parigi nel 1989 e la guida dell’organizzazione come presidente fino al 2026. Dietro queste sigle c’è la volontà di costruire comunità che difendano la biodiversità alimentare e i piccoli produttori. Petrini sosteneva che chi coltiva e cucina è parte di un tessuto sociale da proteggere; per questo ha promosso iniziative che mettono insieme saperi tradizionali e pratiche moderne, sempre con l’obiettivo di garantire un cibo buono, pulito e giusto per tutti.

Dalle parole ai fatti: il principio guida

Più che teorie, Petrini ha lasciato strumenti concreti: network, istituzioni e campagne internazionali. La sua frase ricorrente «chi semina utopia raccoglie realtà» sintetizza la capacità di trasformare visioni in progetti operativi. Il suo impegno non era estraneo al mondo accademico: nel 2008 ricevette la laurea honoris causa in Scienze e tecnologie agrarie dall’Università di Palermo e in anni diversi ottenne altri riconoscimenti accademici e dottorati, in Italia e all’estero, che sottolineano l’attenzione verso la dimensione culturale del cibo.

I progetti che hanno segnato un’epoca

Tra le realizzazioni più importanti vanno ricordate la rete Terra Madre (2004), che connette comunità del cibo in oltre 160 Paesi, e la Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004), prima istituzione accademica ad offrire uno sguardo interdisciplinare sul cibo. Queste iniziative hanno formato migliaia di studenti da cento stati e hanno contribuito a inserire la gastronomia multidisciplinare nel dibattito pubblico e nelle politiche alimentari, portando anche alla creazione della classe di laurea in Scienze gastronomiche nel 2017.

Iniziative e reti: dalla formazione alla terra

Oltre a università e incontri, sotto l’egida di Petrini sono nate campagne concrete come l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food, gli Orti in Africa e l’Orto in Condotta. Nel 2017 ha contribuito alla fondazione delle Comunità Laudato Sì, ispirate all’enciclica di papa Francesco, per promuovere la transizione ecologica a partire dai territori. Questi progetti mostrano la tensione di Petrini verso una trasformazione partecipata, che coniughi sostenibilità ambientale e giustizia sociale.

Riconoscimenti e memoria

La carriera di Petrini è stata accompagnata da riconoscimenti internazionali: nel 2004 la rivista Time lo ha definito eroe europeo, il Guardian lo ha incluso nel 2008 tra le cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo, e le Nazioni Unite e la FAO lo hanno chiamato a partecipare a forum e programmi come Champion of the Earth (2013) e ambasciatore speciale per il programma Fame Zero (2016). Ha inoltre pubblicato saggi fondamentali sul tema del cibo e della sostenibilità, tra cui titoli diventati riferimento per il movimento.

La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo delle pratiche alimentari, ma anche una struttura solida di istituzioni e reti che possono proseguire il suo lavoro. La memoria di Petrini sarà evocata non solo attraverso i premi o le lauree, ma attraverso i progetti viventi che ha contribuito a costruire: comunità agricole, programmi educativi e reti internazionali che continuano a promuovere il diritto al piacere e la difesa della biodiversità. Il lascito concreto rimane nelle persone formate e nelle comunità messe in rete, pronte a trasformare l’eredità in azione.

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