Il corteo del Palermo Pride del 20 giugno ha colorato le vie del centro cittadino, ma non ha spento il confronto politico sul significato della manifestazione e sul ruolo delle istituzioni. Nei giorni successivi alla parata sono arrivate prese di posizione nette da esponenti di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico, che hanno acceso il dibattito sul patrocinio concesso dal Comune e sulle leggi citate dagli organizzatori.
Le dichiarazioni più rilevanti sono state pronunciate in momenti pubblici tra il 17 e il 21 giugno 2026: da un lato la critica alla natura della manifestazione, dall’altro la difesa delle ragioni del Pride e delle richieste di maggiore educazione sessuo-affettiva. I temi concreti emersi riguardano il patrocinio comunale, la legge sulla maternità surrogata e la percezione politica dell’evento.
Duro attacco di Fratelli d’Italia: intervento di Raoul Russo
Il senatore e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Raoul Russo ha contestato apertamente il carattere della manifestazione, affermando che “Tutti, nessuno escluso, hanno il diritto di manifestare liberamente” ma evidenziando al contempo la trasformazione del Pride in qualcosa di diverso da una semplice richiesta di diritti. Russo ha sottolineato che, a suo avviso, l’evento si è «ormai trasformato in una manifestazione prevalentemente politica, ben lontana da una semplice rivendicazione di diritti» e ha espresso giudizi sui contenuti e sull’immagine della piazza.
Il rappresentante di FdI ha poi messo in discussione la concessione del patrocinio comunale, ritenendo che il sindaco Roberto Lagalla non avrebbe dovuto autorizzarlo, e ha ribadito la necessità di rispettare le leggi approvate dallo Stato. In particolare Russo ha dichiarato: “Devono però farsene una ragione: le leggi vanno rispettate anche quando non le si condivide” in riferimento alle critiche mosse dagli organizzatori del Pride nei confronti della normativa sulla maternità surrogata.
Nel suo intervento, Russo ha inoltre sostenuto che Fratelli d’Italia debba chiedere nel programma di centrodestra l’impegno a non concedere patrocinio pubblico a manifestazioni che, a suo avviso, oltrepassano la dimensione dei diritti diventando piattaforme politiche e ideologiche.
Reazioni del Partito Democratico e prese di posizione sul significato del Pride
Dal versante opposto, il Partito Democratico ha difeso il valore civico e sociale della manifestazione: la consigliera comunale Mariangela Di Gangi ha respinto l’interpretazione politica avanzata da Fratelli d’Italia e ha accusato il partito di sfruttare i diritti civili come terreno di propaganda. Secondo la consigliera, le posizioni della destra si scontrano con la richiesta, espressa in piazza, di una città più aperta e laica.
Di Gangi ha ricordato le richieste di giovani e scuole per più educazione sessuo-affettiva e strumenti per comprendere relazioni e consenso, sottolineando che i bisogni emersi nei percorsi di mobilitazione non dovrebbero essere trattati con sospetto. In questo quadro, il Pd ha definito la legge sulla maternità surrogata come una norma usata dai suoi oppositori per alimentare divisioni, mentre ha criticato quella che definisce la «doppia morale» di chi condanna alcune pratiche ma le sostiene quando coinvolgono soggetti potenti.
Un altro elemento che ha alimentato la discussione è la posizione pubblica di alcune figure politiche: la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi aveva precedentemente difeso la legge che porta il suo nome e parlato della maternità surrogata come della “schiavitù del terzo millennio” tema che ha polarizzato ulteriormente il confronto tra chi vede nella normativa una tutela e chi la considera fonte di discriminazione verso famiglie omogenitoriali.
Contrasti sul patrocinio e sul ruolo delle istituzioni
Al centro del dibattito resta la scelta del Comune di concedere il patrocinio: per i critici si tratta di un riconoscimento istituzionale che non sarebbe dovuto arrivare a una manifestazione percepita come politica; per i sostenitori del Pride è invece un segnale di disponibilità delle istituzioni a riconoscere diritti e visibilità a comunità che chiedono tutela e rispetto. In entrambi i fronti il tema del rispetto delle leggi e del ruolo pubblico rimane un punto di scontro chiave.
Le parole pronunciate nei giorni immediatamente successivi al corteo hanno La discussione prosegue nelle sedi politiche e nella città, lasciando emergere tensioni che riflettono posizioni nazionali e locali sulla gestione dei diritti civili e del patrocinio pubblico.


