Le rivelazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Ciaramitaro hanno gettato nuova luce sui piani di Cosa Nostra durante gli anni ’90. In un’audizione in videocollegamento con il Tribunale di Firenze il pentito ha svelato dettagli inediti sulla strategia mafiosa che mirava ad abolire il 41 bis e il carcere duro attraverso una serie di attacchi allo Stato.
I contatti con la politica e i piani delle stragi
Ciaramitaro ha testimoniato nel processo contro Salvatore Baiardo l’ex gelataio di Omegna legato ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Baiardo è accusato di agevolazione mafiosa e calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cesara, Giancarlo Ricca.
Durante la deposizione, il pentito ha parlato dei contatti tra la mafia e Silvio Berlusconi definito ‘quello di Canale 5’. Ciaramitaro ha spiegato che, sebbene il suo amico di vecchia data Francesco Giuliano partecipasse a incontri importanti con esponenti di Cosa Nostra non era lui ad avere contatti diretti con il politico.
Un punto cruciale emerso durante l’udienza riguarda la scelta degli obiettivi delle stragi. Ciaramitaro ha affermato che questi venivano indicati da soggetti esterni che facevano parte di Cosa Nostra ma non erano direttamente coinvolti nell’organizzazione. In risposta a una domanda del pubblico ministero Leopoldo De Gregorio il testimone ha confermato una sua vecchia dichiarazione: Erano proprio i politici a indirizzare gli obiettivi da colpire perché noi palermitani non è che siamo tanto intelligenti e acculturati da dire voglio andare a colpire un monumento e si va.
Il piano fallito contro la Torre di Pisa
Tra i dettagli emersi durante il processo, c’è anche l’ipotesi di un attentato alla Torre di Pisa. Ciaramitaro ha ricordato di averne sentito parlare da Cosimo Lo Nigro ma il piano non andò in porto perché mancavano i fondi per finanziare le trasferte dei gruppi operativi.
Dalla ricostruzione è emerso che i principali finanziatori delle trasferte erano i fratelli Graviano. Dopo il loro arresto nel gennaio 1994 e le successive catture di Nino Mangano e Leoluca Bagarella nel 1995 i finanziamenti si bloccarono del tutto. Persino il boss Gaspare Spatuzza si lamentava del fatto che nessuno pagava più le spese per le missioni.
Le rivelazioni di Ciaramitaro offrono un quadro dettagliato e inquietante delle strategie di Cosa Nostra durante gli anni ’90, mettendo in luce i legami con la politica e i piani per influenzare le decisioni dello Stato attraverso la violenza.


