La campagna nazionale intitolata Oltre l’abisso: la tutela dei diritti è la sola igiene del mondo è stata lanciata da Palermo come iniziativa centrale per celebrare i 65 anni di Amnesty International. L’evento ha scelto come fulcro l’opera ‘Passepartout for freedom’ dell’artista Arrigo Musti, che è esposta nella sala delle armi di Palazzo Steri e rimarrà visitabile fino al 30 ottobre. Questo avvio è contemporaneamente una mostra e un manifesto della campagna: l’allestimento trasforma lo spazio storico in un punto di osservazione sui temi dei diritti umani e della memoria civile.
L’opera e il suo messaggio
Lavorata su una lastra di alluminio leggera e dalle dimensioni di 110 x 140, la tela di Musti mette insieme simboli forti per comunicare un concetto semplice ma urgente: la protezione dei diritti come elemento indispensabile della convivenza. Nell’opera si riconoscono mani legate, una candela che arde e la proiezione di un mondo che si tinge di giallo, colore identificativo di Amnesty. L’immagine è racchiusa all’interno del buco di una serratura, scelta che suggerisce l’idea di uno sguardo rivolto oltre le porte della segregazione, un invito a non chiudere gli occhi di fronte alle violazioni.
I simboli e le intenzioni
Ogni elemento visivo nella composizione ha una funzione narrativa: le mani legate rimandano all’idea dell’oppressione, la candela rappresenta il tempo e la speranza che corrode i vincoli, mentre il mondo giallo evoca la rete di attivismo globale. L’artista spiega che le funi che serrano le mani non sono definitive: la fiamma le consuma lentamente, a significare un processo di liberazione non immediato ma inarrestabile. Questo concetto viene messo in relazione con l’identità storica di Amnesty, nata il 28 maggio 1961, per ricordare che l’azione per i diritti è un lavoro paziente e lontano dall’eroismo improvviso.
Attività collaterali e materiali di diffusione
Per amplificare il messaggio della mostra sono state previste diverse iniziative: da cento serigrafie tratte dall’opera, messe in vendita sul sito della fondazione Amnesty, a un poster che sintetizza lo slogan della campagna. Sul poster compare la scritta la protezione dei diritti umani è l’unica igiene del mondo, frase che rielabora in chiave critica un motto storico e aiuta a rendere immediatamente riconoscibile il messaggio. Le vendite delle serigrafie mirano a sostenere la campagna e a coinvolgere il pubblico in una forma concreta di partecipazione.
Il poster e il richiamo storico
Il testo scelto per il poster riprende e inverte un motto noto del futurismo, trasformandolo in una presa di posizione civile: se in passato la frase sosteneva la guerra come purificazione, qui diventa la difesa dei diritti come vero elemento salubre per le società. Questo ribaltamento semantico serve a provocare riflessione e a sottolineare la natura non violenta e inclusiva dell’azione di Amnesty International. L’uso del giallo rende il messaggio visibile e riconoscibile nelle iniziative pubbliche e nei materiali promozionali.
Il futuro dell’opera e il ruolo della campagna
Terminata l’esposizione palermitana, l’opera di Musti è destinata a viaggiare in varie città italiane per estendere la portata della campagna. L’intento dichiarato è mantenere viva la ‘fiamma’ di Amnesty attraverso mostre itineranti, incontri pubblici e proposte di partecipazione che colleghino arte, memoria e attivismo. L’opera stessa, prodotta in alluminio e pensata per la mobilità, diventa così uno strumento di comunicazione: le immagini e gli oggetti prodotti – dalle serigrafie al poster – fungono da veicolo per un discorso che vuole raggiungere un pubblico ampio e non specialistico.
La campagna lanciata a Palermo si configura quindi come un tentativo di tradurre in immagini e azioni la missione di Amnesty International dopo 65 anni di attività. L’iniziativa invita a osservare, informarsi e partecipare concretamente: visitare la mostra a Palazzo Steri, acquistare una serigrafia o esporre il poster sono alcune delle modalità proposte per sostenere il progetto. In definitiva, l’evento vuole trasformare il patrimonio simbolico dell’opera in un motore di impegno collettivo per la tutela dei diritti umani.