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La geografia dei giovani laureati in Italia: Nord vs Sud

Scopri come il Nord Italia attrae giovani laureati mentre il Sud continua a perderli, nonostante l'arrivo di laureati stranieri

La geografia dei giovani laureati in Italia: Nord vs Sud

L’Italia si divide in due quando si parla di giovani laureati. Da un lato, regioni come la Lombardia attirano professionisti qualificati, dall’altro, il Mezzogiorno continua a perdere capitale umano. I dati elaborati dalla Cgia di Mestre sui dati Istat tra il 2019 e il 2026 rivelano una frammentazione geografica preoccupante.

La Lombardia ha registrato un saldo positivo di 9.076 giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, mentre la Sicilia ha perso 2.994. Questo divario non riguarda solo queste due regioni, ma riflette una tendenza più ampia che vede il Nord Ovest in testa con un attivo di 12.817 unità.

Nord vs Sud: la geografia delle opportunità

Il Centro Italia segue con un saldo positivo di 5.849, trainato da Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667). Il Nord Est, invece, mostra un bilancio più contenuto con +2.346, dove l’apporto dei laureati stranieri non riesce a compensare del tutto le partenze degli italiani in Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226). L’Emilia-Romagna è un’eccezione con un risultato nettamente positivo (+3.531).

Il Mezzogiorno è l’unica macroarea in rosso, con una perdita complessiva di 11.419 laureati. La Campania guida questa classifica negativa con -3.762, seguita dalla Sicilia (-2.994) e dalla Puglia (-2.581).

La compensazione dei flussi migratori

Per comprendere questi numeri, è necessario analizzare due flussi distinti. Il primo riguarda i giovani italiani laureati che lasciano il Paese: tra il 2019 e il 2026 sono stati poco più di 78 mila. A fronte di 35.781 iscrizioni anagrafiche dall’estero si contano 114.028 cancellazioni.

Il secondo flusso è quello dei giovani laureati stranieri che scelgono l’Italia: quasi 99 mila iscrizioni contro 11 mila cancellazioni, per un guadagno netto di 87.840 unità. Questo flusso ribalta il segno del bilancio nazionale, che si chiude con un attivo di 9.593 giovani laureati.

Le origini dei nuovi laureati

I giovani laureati stranieri che trasferiscono la residenza in Italia provengono per oltre un terzo dall’Asia, per il 27,6% dall’Europa e per il 17,8% dal Sud America. La loro destinazione non è casuale: si concentrano dove esistono opportunità occupazionali, università attrattive, poli produttivi e servizi. È il motivo per cui la Lombardia da sola vale quasi il totale del saldo positivo del Nord Ovest.

La crescita delle partenze

Le cancellazioni anagrafiche verso l’estero di giovani laureati italiani sono passate da 16.615 nel 2019 a 25.552 nel 2026, con una crescita del 53,8%. Il saldo migratorio annuale degli italiani laureati è peggiorato da -10.632 a -20.711 nello stesso arco di tempo.

Al primo in Italia si contavano poco più di 1,8 milioni di italiani laureati tra i 25 e i 34 anni: i 20.711 partiti nel 2026 rappresentano circa l’1,1% del totale. Considerando l’intera popolazione italiana della stessa fascia d’età, oltre 5,2 milioni di persone al netto degli stranieri, l’incidenza scende allo 0,4%.

La narrazione della fuga di cervelli è parziale, perché guarda solo a chi parte senza contare chi arriva. A livello nazionale l’osservazione regge. Ma la lettura territoriale racconta un’altra storia: il saldo positivo italiano è costruito quasi interamente al Nord e al Centro, mentre il Sud continua a esportare giovani qualificati senza ricevere un ricambio equivalente.

Per la Sicilia questo significa che quasi tremila giovani con una laurea, in cinque anni, hanno spostato altrove non solo la propria residenza ma anche le competenze acquisite, spesso dopo un percorso di studi finanziato dalle famiglie e dal sistema pubblico regionale. Un capitale umano che si forma sull’Isola e produce valore da un’altra parte.

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