Un’ampia operazione congiunta tra la Guardia Costiera di Porticello e la Capitaneria di Porto di Palermo, sotto la direzione del pm Umberto Puiatti della Procura di Termini Imerese, ha portato alla denuncia di nove persone per la gestione non autorizzata di discariche abusive e per la combustione illecita di rifiuti pericolosi nei territori di Bagheria e Casteldaccia.
L’intervento, avvenuto di recente, ha permesso di smantire una struttura organizzata che, secondo le ricostruzioni investigative, raccoglieva, trasportava e abbandonava in aree non autorizzate grandi quantità di scarti tossici, incendiandoli talvolta per creare spazio. La pista si è concretizzata grazie a una combinazione di pedinamenti notturni, tracciamenti GPS e videoriprese effettuate direttamente sul territorio.
Operazione sul campo: metodi di ricostruzione e intervento della Guardia Costiera
Le autorità hanno impiegato cinquanta militari e dieci mezzi di soccorso, che hanno effettuato appostamenti fissi, controlli itineranti e perquisizioni simultanee sui siti sospetti. Attraverso l’analisi dei dati satellitari, è stato possibile delineare i percorsi dei veicoli coinvolti, identificare i punti di scarico e monitorare le attività anche nelle ore più buie della notte.
Durante il blitz, le forze dell’ordine hanno posto in sequestro quattro automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti, tre terreni agricoli e tre unità immobiliari, coprendo una superficie complessiva di circa 5.000 metri quadrati. L’ampiezza dell’area sequestrata evidenzia la portata della rete, che si estendeva su più frazioni dei due comuni coinvolti.
Caratteristiche della rete di smaltimento: raccolta, trasporto e incenerimento
Secondo le indagini, gli imputati gestivano una catena completa di smaltimento illecito: dalla raccolta di scarti industriali e domestici alla loro movimentazione verso aree isolate, dove venivano accumulati in cumuli e talvolta incendiati per liberare spazio. Il fuoco, acceso in più occasioni, ha rilasciato fumi altamente nocivi, aggravando l’impatto ambientale sulla popolazione circostante.
Materiali individuati nei siti sequestrati
Il sopralluogo tecnico ha rivelato la presenza di numerosi oggetti pericolosi: frigoriferi abbandonati, carcasse di autoveicoli con serbatoi di olio esausto, lastre di eternit contenenti fibre di amianto, cavi elettrici privi di isolamento, batterie al piombo esauste e apparecchi di refrigerazione con refrigeranti fluorurati (clorofluorocarburi, HCFC e HFC). Inoltre, sono stati trovati televisori smembrati, elettrodomestici fuori uso e componenti meccaniche impregnate di oli minerali, tutti a diretto contatto con il suolo.
Due dei denunciati sono inoltre accusati di combustione illecita, un reato aggravato per il rilascio di sostanze tossiche nell’atmosfera, che ha ulteriormente compromesso la qualità dell’aria locale.
Risultati dell’azione: sequestri, provvedimenti cautelari e responsabilità penali
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese ha disposto tre provvedimenti cautelari di obbligo di dimora per i soggetti ritenuti più coinvolti, imponendo a uno di loro anche il divieto di uscire dalla propria abitazione tra le ore 19:00 e le 07:00. Gli altri sei imputati risultano denunciati a piede libero.
Le accuse principali riguardano la gestione non autorizzata di una discarica di rifiuti speciali e pericolosi, mentre per due dei denunciati grava anche il reato di combustione illecita. L’operazione ha dimostrato come la collaborazione tra forze di polizia e autorità giudiziarie possa intervenire efficacemente contro le mafie ambientali, smantellando strutture che minacciano la salute pubblica e l’equilibrio ecologico.



