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Oculus di Mantegna a Mantova e le antiche tholos: prospettiva e culto

Mantegna unì prospettiva e rituale: l’oculus di Mantova e le antiche tholos raccontano un mistero affascinante.

Oculus di Mantegna a Mantova e le antiche tholos: prospettiva e culto

Nel cuore del Castello di San Giorgio, nella celebre Camera degli Sposi Andrea Mantegna realizzò tra il 1465 e il 1474 un trucco ottico che ancora oggi sorprende studiosi e visitatori. L’Oculus dipinto sulla volta, simula un’apertura circolare che rivela un cielo azzurro trapuntato di nuvole, creando l’illusione di un vero varco verso l’esterno. Questa opera è considerata una pietra miliare nella storia della prospettiva occidentale, poiché dimostra una padronanza dei principi geometrici in grado di ingannare l’occhio e di trasformare una superficie bidimensionale in uno spazio apparentemente tridimensionale.

L’Oculus di Mantegna: un ponte tra pittura e architettura antica

Il trompe-l’oeil di Mantegna non è un semplice effetto scenico; è il risultato di una ricerca consapevole di analogie con strutture architettoniche preclassiche. Studi recenti hanno messo in relazione l’Oculus di Mantova con le tholos protostoriche, edifici circolari dotati di foro zenitale. La similitudine è evidente: entrambi presentano un’apertura al centro della copertura che fungeva da canale di luce rituale. Questa corrispondenza suggerisce che il pittore, immerso nello spirito umanista dei Gonzaga, avesse familiarità con i modelli architettonici diffusi nell’area egeo-minoica.

Riferimenti documentari: Edward Dodwell e le stampe del Grand Tour

Viaggiatori del Grand Tour come Edward Dodwell, registrarono nelle loro stampe il tholos di Atreo a Micene mostrato con un foro apicale evidente (Fig. 2-3). Sebbene le immagini contemporanee mostrino la tomba chiusa, le rappresentazioni dell’epoca forniscono prove affidabili dell’esistenza di un’apertura originaria, alimentando il dibattito su eventuali restauri o modifiche successive. Questo caso dimostra quanto sia cruciale confrontare fonti visive e archeologiche per comprendere le trasformazioni di tali strutture.

Le tholos protostoriche: Monte Jato, Archanes e la Gurfa

Tra i modelli più significativi si trova il tempietto a tholos conservato nell’Antiquarium di Monte Jato, in uso fino alla fine del VI secolo a.C. (Fig. 4). Il suo design integra un oculus zenitale chiudibile, collegato a un culto taurino. Il torello che corona la copertura fungeva da acroterio simbolico, indicando una connessione tra il cielo e la divinità terrestre. Analoghi esempi compaiono a Archanes in Creta, dove la resa ceramica mostra due personaggi e un cane in atteggiamento di stupore davanti al foro del “camino”, raffigurante la scoperta di una tholos sacra.

Interpretazioni rituali: luce, buio e Homo Necans

Secondo W. Burkert, nella sua opera Homo Necans le cerimonie legate al foro apicale erano progettate per “costruire la Luce” durante momenti chiave del calendario, come il solstizio d’estate. Il meccanismo di apertura e chiusura consentiva di passare dal buio rituale a un’esplosione di luce, rafforzando il potere simbolico dell’evento. Questo schema è descritto nel mio volume La Via della Thòlos (Cap. III.5, pp. 122-130; Cap. III.10, pp. 150-160), dove si evidenzia il ruolo della tholos nelle notti misteriche e nella partecipazione di un’élite di testimoni aristocratici.

Implicazioni per la storia dell’arte e dell’archeologia

Il legame tra l’Oculus di Mantegna e le antiche tholos rilegge la pittura rinascimentale alla luce di pratiche religiose preistoriche. Non si tratta più solo di una dimostrazione di maestria prospettica, ma di un ponte concettuale che unisce il visuale occidentale al culto della luce tipico del Mediterraneo antico. L’analisi comparativa di reperti come quelli di Monte Jato e di Archanes, supportata da fonti come J. Boardman (Archeologia della nostalgia), conferma che la presenza di un occhio di divinità nel cielo era una costante culturale, reinterpretata da Mantegna in chiave artistica.

Questa sinergia tra arte e archeologia invita a riconsiderare i restauri e le ricostruzioni future, tenendo conto della possibilità che gli antichi fori zenitali fossero state dotati di sistemi rimovibili per regolare la luce secondo il calendario sacro. Solo un approccio interdisciplinare, che coniughi storia dell’artearchitettura antica e ritualità potrà svelare pienamente il mistero che ancora avvolge l’Oculus di Mantegna e le tholos protostoriche.

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