Giovedì 24 settembre, l’Antivilla comunale di Monreale ha trasformato le sue sale in un palcoscenico di attualità e letteratura. L’evento, promosso dalla libreria “Tante Storie…”, ha celebrato la pubblicazione di Il ritorno della casta il più recente lavoro di Sigfrido Ranucci giornalista di fama nazionale. L’incontro, iniziato alle 19:00, ha offerto al pubblico non solo la possibilità di conoscere il contenuto del libro, ma anche un confronto diretto con il suo autore, arricchito da una sessione di domande e firmacopie.
Il dibattito in scena: Ranucci e Salvatore Cusimano
Durante la serata, Ranucci ha dialogato con Salvatore Cusimano creando un momento di riflessione sui temi centrali del volume: la corruzione politica, le dinamiche di potere e il ruolo dei media nel raccontarle. Il giornalista ha sottolineato come il libro rappresenti un ritorno alle radici della sua attività, citando anche il diploma “honoris causa” conferitogli dall’Accademia Siculo-Normanna durante lo spettacolo dell’25 aprile al Cineteatro Imperia. Il pubblico, numeroso e attento, ha apprezzato la trasparenza del confronto, chiedendo chiarimenti su alcuni passaggi controversi del testo.
Maria Rosaria Boccia rompe il silenzio
Nel pomeriggio successivo, l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia ha utilizzato la stampa per smentire un’immagine satirica che la ritraeva mentre baciava Ranucci. In una dichiarazione al Foglio Boccia ha precisato che il loro rapporto è sempre rimasto su un piano di amicizia e collaborazione professionale, senza alcun coinvolgimento sentimentale o fisico. Ha spiegato che le foto generate dall’intelligenza artificiale erano frutto di una “finte prime pagine” che lei e Ranucci si scambiavano per ironizzare sul modo in cui la stampa li descriveva.
Nel suo libro, Boccia racconta queste scambiate come una sorta di “pasquinata contemporanea”, un modo per esorcizzare le interpretazioni giornalistiche attraverso l’ironia. Ha inoltre evidenziato una serie di messaggi scambiati via chat, nei quali si scherzava su gelosie e fraintendimenti, dimostrando come le parole possano essere facilmente fuori contesto e trasformate in narrazioni sensazionalistiche.
La disputa legale di Ranucci contro la Rai
Parallelamente alle attività culturali, Ranucci si trova al centro di una contenziosa azione disciplinare avviata dalla Rai. Il giornalista denuncia una presunta “macchina del controllo” che avrebbe orchestrato il suo allontanamento dal programma Report, citando presunti legami tra la destra di governo, il Movimento Maga e i miliardari statunitensi. Ha dichiarato che il procedimento disciplinare, basato su presunte “mail interne” e sull’ingresso in Rai di Valter Lavitola, è stato costruito con l’obiettivo di licenziarlo.
Durante un intervento a Turi, Ranucci ha affermato di aver presentato ricorso d’urgenza per il 25 settembre, sostenendo che la sua rimozione rappresenta un “autogol per la democrazia”. Ha inoltre illustrato un episodio personale in cui, dopo un attentato, gli è stata chiesta la tessera sanitaria da una società legata a Palantir, sottolineando il rischio di discriminazione attraverso sistemi di sorveglianza. Il giornalista ha concluso ribadendo la propria identità professionale, ricordando la sua inchiesta sul fosforo bianco negli Stati Uniti, e la volontà di difendere la libertà di stampa.



