25 ottobre 2026 🌧 18°

Manifestazione a Niscemi: cittadini chiedono sistemi di allerta

Niscemi torna in piazza: paura, richieste di allerta e dubbio su una frana ancora attiva

Manifestazione a Niscemi: cittadini chiedono sistemi di allerta

Il smottamento che ha colpito Niscemi a gennaio ha lasciato una zona interdetta, case vuote e un clima di incertezza. Con il trascorrere dei mesi la frana non ha mostrato segni di stabilizzarsi, ma la risposta istituzionale sembra essere diminuita. A nove mesi dall’evento, un gruppo di sfollati, comitati locali e cittadini ha deciso di riunirsi in centro per chiedere chiarimenti concreti e misure di protezione. La manifestazione vuole trasformare la paura ancora presente in una spinta verso soluzioni operative e preventivi, ponendo l’accento sulla necessità di un monitoraggio costante del territorio.

Il corteo di Niscemi: richieste e timori dei residenti

Il raduno è partito dal largo Spasimo, a pochi metri dalla strada provinciale 10, chiusa fin dal crollo di gennaio. Camminando verso il cuore della città, i partecipanti hanno scandito slogan che ribadivano l’assenza di sistemi di allerta e prevenzione. La paura che la frana possa avanzare ancora è stata al centro delle dichiarazioni, con il ricordo costante di una minaccia incomprensibile che aleggia sulla zona rossa. Gli organizzatori hanno avvertito che l’attenzione pubblica si sta “abbassando progressivamente”, un fenomeno che, a loro avviso, rende più vulnerabili le famiglie che hanno già vissuto il trauma del disastro.

Le parole di Lucrezia Cinquerrui

Lucrezia Cinquerrui, portavoce di uno dei comitati, ha espresso con decisione le esigenze della comunità: «Vogliamo vivere e investire a Niscemi, ma a quali condizioni? Chi è rientrato nelle abitazioni a ridosso della zona interdetta non può andare avanti con la paura che il trauma si ripeta. Vogliamo rassicurazioni da organismi qualificati. Vogliamo controlli e verifiche». Il suo intervento ha messo in evidenza la necessità di garanzie istituzionali e di una verifica tecnica puntuale, elementi che finora, a suo dire, mancano.

Le parole di Marzia Pinto

Marzia Pinto, un’altra attivista presente al corteo, ha criticato aspramente le misure provvisorie messe in atto: «Non ci possiamo accontentare di un telone messo sul fronte frana per le piogge. La terra continua a muoversi e noi abbiamo paura». Il riferimento al telone sottolinea la percezione di una risposta superficiale, incapace di affrontare la reale mobilità del terreno. Pinto ha chiesto, quindi, interventi strutturati e duraturi, capaci di limitare il rischio di nuovi scivolamenti.

Il percorso della manifestazione e la zona interdettata

Dopo l’uscita da largo Spasimo, il gruppo ha attraversato le strade limitrofe alla zona rossa, costeggiandola con cautela per evidenziare la presenza di aree ancora pericolose. La strada provinciale 10, chiusa sin dal crollo, è rimasta un simbolo della paralisi delle infrastrutture locali, mentre i manifestanti hanno sottolineato la necessità di riaprirla solo dopo valutazioni tecnico-scientifiche approfondite. La marcia si è conclusa nella piazza principale, dove gli abitanti hanno piazzato cartelli e manifesti, chiedendo risposte da parte del Comune, della Protezione Civile e di enti tecnici specializzati.

La stampa del giorno ha catturato la determinazione di una comunità che non vuole più convivere con l’incertezza. Le richieste spettano a sistemi di allerta funzionanti, a un controllo continuo del suolo e a un piano di ricostruzione trasparente. Senza questi elementi, la paura che la frana possa riattivarsi rimane viva, ostacolando ogni tentativo di ripresa economica e sociale nella zona di Niscemi.

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