Un’inchiesta della Procura Europea di Palermo ha portato alla luce un presunto sistema di diversione di fondi pubblici destinati a progetti di salute pubblica veterinaria in Sicilia. Al centro dell’indagine c’è Salvatore Seminara, ex commissario straordinario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia (IZS)accusato di aver creato un comitato privatistico, lo STOR-REMESAper gestire in maniera opaca i finanziamenti europei e regionali.
Il sequestro preventivo di 175mila euro e l’iscrizione nel registro degli indagati di Seminara, insieme a due dirigenti dell’ente, Maria Daniela Costantino e Gioacchino Basile, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un sistema che, secondo le accuse, avrebbe dirottato fondi pubblici verso consulenze e assunzioni clientelari.
Il meccanismo fraudolento e i fondi deviati
Le indagini hanno ricostruito come Seminara abbia fatto accreditare sul conto corrente del comitato privatistico denaro destinato all’IZS Siciliaingannando gli enti erogatori, la Regione Sicilia e l’Unione Europea. Secondo le accuse, Seminara avrebbe gestito in maniera privatistica le attività dello STOR e i relativi fondi per un ammontare complessivo di 2.028.874,60 eurodei quali 795.351,84 euro erogati alla data del 30 giugno 2026.
Il meccanismo fraudolento sarebbe stato attuato attraverso false attestazioni trasmesse al DASOEche hanno consentito di accreditare i fondi sul conto corrente del comitato privatistico invece che sull’ente pubblico. Questo ha permesso a Seminara di gestire i fondi in maniera privatistica, chiedendo il saldo fino al febbraio 2026.
Consulenze e assunzioni clientelari
Dalle carte dell’indagine emerge una fitta rete di contratti e incarichi distribuiti a professionisti, collaboratori e persino familiari legati a esponenti della politica regionale. Tra i nomi emersi spiccano quelli di Federica Bonvissuto, figlia di Angelo Bonvissuto e Silvana Vitale, entrambi destinatari di misure di prevenzione per contiguità con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra.
Altri consulenti contrattualizzati dallo STOR-REMESA includono Giovanna Chiavetta, una professionista contabile che ha percepito redditi dalla A.P.R. S.r.l., riconducibile al padre della deputata regionale Marianna Caronia. Tra i contrattualizzati vicini alla parlamentare anche Salvatore Musso e Pietro Crimi, geologo a cui è stata affidata una consulenza nell’ambito di un progetto climate changeincarico mai rendicontato dallo STOR. Inoltre, il nipote della parlamentare regionale Giulio Padiglione è stato assunto a tempo indeterminato come addetto all’amministrazione del personale dal 2026 al 2026.
Il ruolo di Marianna Caronia
Marianna Caronia, deputata regionale nel gruppo misto all’Arsnon è indagata. Tuttavia, le intercettazioni riportate dai pm indicano che l’ingresso di Gioacchino Basile nell’entourage di Seminara presso lo STOR-REMESA sia stato caldeggiato dalla Caronia, della quale Basile è stato stretto collaboratore almeno fino a maggio del 2026.
Le indagini hanno anche evidenziato come altri collaboratori vicini alla parlamentare siano stati contrattualizzati dallo STOR-REMESA, creando un sistema opaco che ha trasformato la sanità pubblica e i fondi europei in uno strumento di gestione privatistica del potere e del consenso.
Le reazioni e le conseguenze
La scoperta di queste irregolarità ha suscitato reazioni anche nel mondo politico. Salvino Caputo, vice segretario regionale dell’Udc in Sicilia, ha dichiarato: “Ritengo sia giunto il momento che la Regione ponga la parola fine ad una gestione che nel tempo è divenuta personalistica e non più rispondente alla missione istituzionale dell’Istituto che svolge un compito estremamente importante nel settore della Sicurezza alimentare ed animale.”
Caputo ha aggiunto: “Da avvocato e esponente politico, sono estremamente garantista e ho riposto sempre fiducia nell’operato della magistratura. Dal punto di vista della opportunità politica credo che la Regione debba avviare una ispezione sostituendo tutte le figure di vertice che per tantissimi anni, gestiscono senza soluzione di continuità un Ente regionale estremamente importante e strategico.”
L’inchiesta della Procura Europea di Palermo rappresenta un ulteriore segnale dell’importanza di mantenere alta la guardia contro le irregolarità nella gestione dei fondi pubblicisoprattutto in un contesto come quello siciliano, dove la trasparenza e la legalità sono fondamentali per garantire il corretto utilizzo delle risorse destinate alla salute pubblica.



