La pelle come cartina di tornasole dello stato interno dell’organismo è stata la premessa alla base dei lavori organizzati il sabato 6 giugno 2026 nell’aula congressi del Dipartimento Oncologico La Maddalena. La manifestazione, giunta alla ventisettesima edizione e con provider e segreteria affidati a Biba groupha messo in scena una riflessione ampia sul rapporto tra dermatologia, endocrinologia, gastroenterologia, epatologia e oncologia: non più reparti separati ma un percorso clinico condiviso. L’appuntamento è iniziato alle 8.30 e ha puntato a declinare nella pratica clinica il concetto di integrazione multidisciplinare.
Oncoderm ventisettesima edizione: interdisciplinarità e critica alla formazione
Durante la giornata i responsabili scientifici, Giuseppe Noto e Massimo Francesco Iuculanohanno insistito sull’idea che lo specialista della pelle agisca come un internista che osserva la parte più accessibile dell’organismo, suggerendo così un cambio di paradigma che vada oltre la singola visita. Tra i relatori, il professore Carlo Cammà dell’Università di Palermo ha evidenziato una nota critica verso l’offerta formativa: la multidisciplinarità è spesso teorizzata ma resta poco praticata nelle aule universitarie e nelle scuole di specializzazione. Il tema ha portato alla ribalta la necessità di definire veri Pdta (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) che guidino il paziente evitando dispersione e sovrapposizioni tra specialità.
Organizzazione e obiettivi pratici del convegno
Il programma, articolato in due sessioni principali, ha affrontato elementi concreti come il ruolo del microbiotale implicazioni metaboliche e la sindrome metabolica nelle malattie cutanee. L’intento dichiarato da Giuseppe Noto è stato quello di mettere in relazione alimentazione, metabolismo e livelli ormonali come fattori in grado di modulare l’infiammazione cronicameccanismo patogenetico centrale in molte patologie immunomediate e oncologiche. L’approccio pratico della giornata ha mirato a trasferire strumenti utili per integrare le valutazioni cliniche tra specialisti diversi.
Melanoma, inflammageing e le novità terapeutiche
Una parte consistente dei lavori è stata dedicata all’oncologia cutaneacon particolare attenzione al melanoma. I relatori hanno condiviso l’allarme per l’aumento dei casi e per l’abbassamento dell’età dei pazienti: come ha sottolineato Carlo Arcararesponsabile dell’UO di Oncologia a La Maddalena«I trial clinici per i trattamenti immunoterapici includono oggi pazienti sempre più giovani». In questo contesto la gestione del paziente oncologico richiede un team multispecialistico in cui il dermatologo è centrale per la diagnosi precocementre chirurghi, oncologi ed endocrinologi collaborano alla terapia e al controllo degli effetti avversi.
Familiarità, genetica e approccio multidisciplinare
È stata evidenziata anche la rilevanza della familiarità e delle alterazioni genetiche nei casi di melanomi multipli, fattori che richiedono percorsi diagnostici personalizzati. La discussione ha ribadito la centralità di un percorso integrato che comprenda screening mirati, consulenze genetiche e piani terapeutici condivisi tra dermatologioncologi ed altri specialisti per ottimizzare prognosi e qualità di vita.
Inflammageing, stile di vita e farmaci biologici
La seconda sessione si è concentrata sulle connessioni tra alimentazione, inflammazione cronica e invecchiamento biologico, il cosiddetto inflammageing. La dermatologa Elisabetta Perosino ha ricordato come lo stile di vita e una dieta non adeguata possano accelerare processi infiammatori di basso grado che influenzano la pelle e l’intero organismo. Si è poi discusso del ruolo del microbiota nella fisiopatologia di molte condizioni dermatologiche e metaboliche, sottolineando l’importanza di approcci preventivi e terapeutici che contemplino elementi nutrizionali e metabolici.
Infine, il direttore Leonardo Zichichi dell’UOC di Dermatologia del Presidio Ospedaliero S. Antonio Abate, Trapaniha richiamato l’attenzione sull’impatto dei farmaci biologici introdotti negli ultimi vent’anni: questi trattamenti hanno trasformato la prognosi di molte malattie cutanee gravi, rendendo la malattia meno visibile e migliorando in modo significativo la qualità della vita del paziente. L’evento ha così ribadito la necessità di percorsi clinici integrati e di una formazione che prepari i futuri specialisti a lavorare in team multidisciplinari.



