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Autonomia siciliana a 80 anni: riflessioni in Università a Palermo

A Palermo, nell'Aula Magna dello Steri dell'Università degli Studi di Palermo, si è tenuta una giornata di studi sugli 80 anni dello Statuto siciliano con interventi di Giovanni Amoroso, Massimo Midiri, Alessandra Costanza e Stefano Gambacurta. Tra i temi centrali, la giurisprudenza della Corte costituzionale dal 1957 al 2026, la riforma del Titolo V del 2001 e il paradosso dell'aggiornamento statutario sottoposto all'articolo 138.

Autonomia siciliana a 80 anni: riflessioni in Università a Palermo

Il 18 giugno 2026, nell’Aula Magna dello Steri dell’Università degli Studi di Palermosi è svolta una giornata di studi dedicata agli 80 anni dello Statuto siciliano. L’incontro, moderato da Alessandra Costanzaha messo a confronto storici, giuristi e rappresentanti delle istituzioni per analizzare la genesi, l’evoluzione giuridica e le recenti pronunce giudiziarie che hanno inciso sull’autonomia regionale.

Le riflessioni del presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso

Al centro della lectio magistralis di Giovanni Amoroso è emersa l’idea dello Statuto come elemento pionieristico: “Lo Statuto siciliano operò da apripista in un contesto ordinamentale che ancora non esisteva”. Amoroso ha ricostruito il contributo della giurisprudenza costituzionale ricordando pronunce chiave che hanno segnato l’assetto dell’autonomia: la sentenza n. 38 del 1957la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 e la recente sentenza n. 192 del 2026. Questi passaggi sono stati collegati dal presidente della Corte alla necessità di leggere l’autonomia siciliana alla luce dei mutamenti costituzionali e delle dinamiche interpretative che hanno influito sui rapporti tra Regione e Stato.

Il paradosso della revisione statutaria

Una parte significativa dell’intervento di Amoroso ha sottolineato un paradosso istituzionale: se lo Statuto nacque come strumento avanzato di autogoverno, oggi la sua revisione è soggetta al procedimento aggravato previsto dall’articolo 138 della Costituzione. “Sembra quasi che la situazione si sia capovolta”ha osservato il presidente, evidenziando come gli statuti delle Regioni ordinarie possano essere aggiornati direttamente dagli enti regionali mentre le Regioni a statuto speciale restano vincolate a un iter costituzionalmente più complesso.

Il ruolo dell’Università e gli interventi istituzionali

Il rettore Massimo Midiri ha aperto i lavori richiamando il valore della ricorrenza: “La ricorrenza che oggi celebriamo non rappresenta soltanto un anniversario istituzionale”ha detto, definendo l’iniziativa come un’opportunità per interrogarsi sul senso dell’autonomia dopo otto decenni e sulle sfide future. Midiri ha inoltre ribadito che l’università ha il dovere di preservare la memoria storica e di promuovere la ricerca, favorendo il confronto tra prospettive diverse e contribuendo alla formazione di una cittadinanza consapevole.

Tra gli altri contributi istituzionali, ha preso la parola Stefano Gambacurtache ha sollecitato un approccio interdisciplinare per superare letture riduttive dell’autonomismo siciliano e per valutare il ruolo delle Regioni a statuto speciale nella tutela dell’unità nazionale. Il confronto ha così richiamato aspetti storici, di governance e di attuazione normativa, in particolare sulle norme finanziarie e amministrative che, secondo alcuni interventi, restano parzialmente applicate.

Sessioni storiche e giuridiche del convegno

La prima sessione ha ricostruito il percorso culturale dell’autonomismo siciliano, partendo dalle radici ottocentesche fino alla stagione costituente che portò alla redazione dello Statuto. La seconda si è concentrata sull’attuazione pratica e sui limiti del decentramento amministrativo, con analisi sulle opportunità offerte dall’autonomia e sulle criticità emergenti nella governance regionale contemporanea. In entrambi i blocchi sono stati esaminati i riferimenti giurisprudenziali, le trasformazioni del quadro costituzionale post-2001 e gli effetti della sentenza n. 192 del 2026.

La giornata, ospitata nel complesso monumentale dello Steriha infine richiamato l’attenzione sulla necessità di continuare il dialogo tra accademia, magistratura costituzionale e istituzioni regionali per affrontare con rigore storico-giuridico il tema dell’autonomia siciliana e il suo ruolo nel sistema regionale italiano.

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