La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa e ha confermato la sentenza che condanna Carmelo Vardaro, 49 anni, di Favara, a 24 anni e 6 mesi di reclusione. L’accusa riguarda un doppio agguato perpetrato con metodo mafioso e finalizzato all’eliminazione di due rivali rimasti feriti.
Il caso si colloca nell’ambito dell’operazione giudiziaria denominata Mosaico, che ha ricostruito una faida transnazionale tra ambienti criminali di Favara e il Belgio, ritenuta responsabile di una serie di omicidi e tentati omicidi. In questo quadro si inseriscono imputazioni che spaziano da reati di armi e droga a estorsioni commesse con modus operandi mafioso.
Le imputazioni confermate dalla Cassazione
I giudici hanno confermato la responsabilità di Vardaro per i due tentati omicidi che costituiscono il nucleo centrale della condanna. Secondo l’accusa, gli attacchi furono organizzati come azione di vendetta per l’uccisione di un presunto fiancheggiatore del boss, con l’obiettivo di colpire esponenti della fazione avversa.
Dettagli degli agguati e vittime
Nel settembre del 2016, il commando aveva preso di mira Maurizio Di Stefano: tuttavia, in una circostanza, all’interno dell’abitazione in Belgio venne trovato Mario Jakelich, che fu ucciso con un colpo alla fronte il 14 settembre 2016. Per quel fatto Vardaro è stato invece assolto. La vicenda ha evidenziato come, in contesti di sangue e vendetta, spesso le vittime siano anche persone non direttamente coinvolte nei contrasti.
Un secondo attacco a Favara
Il 23 maggio 2017 un nuovo agguato avvenne nel garage riconducibile a Carmelo Nicotra a Favara: in quell’episodio Di Stefano e Nicotra furono nuovamente presi di mira, con colpi d’arma da fuoco e l’uso di armi da guerra. Nicola Nicotra riportò ferite gravi, tra cui colpi di kalashnikov ai glutei, mentre Di Stefano sopravvisse all’assalto.
Il contesto dell’inchiesta Mosaico
L’operazione Mosaico ha portato alla luce una faida che avrebbe collegato il territorio favarese e il Belgio, con un bilancio pesante: almeno cinque omicidi accertati e circa una decina di tentati omicidi attribuiti a più killer. L’indagine ha indagato reti di traffico di droga e armi e la capacità di alcuni gruppi di imporre estorsioni sul territorio con metodi mafiosi.
Ruoli e scelte processuali
Nel procedimento Vardaro è stato l’unico imputato a non optare per il rito abbreviato, scelta che ha prodotto un giudizio di merito completo. Oltre alle accuse per i tentati omicidi, il favarese è stato ritenuto responsabile di reati connessi a droga, armi ed estorsioni. La difesa era affidata all’avvocato Salvatore Virgone.
Prove, pentiti e decisioni della corte
Le risultanze processuali hanno valutato positivamente la testimonianza del collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, la quale ha contribuito a ricostruire le dinamiche degli agguati. Tuttavia, non tutte le imputazioni hanno avuto lo stesso esito: per l’omicidio del 14 settembre 2016 in Belgio Vardaro è stato assolto, mentre per gli altri episodi i giudici hanno ritenuto sussistenti i profili di responsabilità.
Parti civili e rappresentanza
Nicotra e Di Stefano si sono costituiti parte civile nel processo, assistiti dall’avvocato Salvatore Cusumano. La presenza di parti lese e di rappresentanza civile ha sottolineato l’impatto personale e sociale degli episodi, con conseguenze che si estendono oltre il solo lato penale.
Con la decisione della Cassazione che ha reso definitiva la sentenza, si chiude un capitolo giudiziario rilevante nell’ambito dell’indagine Mosaico, lasciando però aperti i riflessi investigativi e la memoria delle vittime coinvolte in una feroce faida transnazionale.



