26 Maggio 2026 🌤 24°

Ebola Bundibugyo: l’Oms lancia l’allarme internazionale tra casi sospetti e decessi

L'Oms ha innalzato il livello di allerta per l'epidemia di <strong>Ebola</strong> da ceppo <strong>Bundibugyo</strong> in Repubblica Democratica del Congo e Uganda, tra oltre 500 casi sospetti, più di 130 decessi e preoccupazione per la circolazione in aree urbane

Ebola Bundibugyo: l’Oms lancia l’allarme internazionale tra casi sospetti e decessi

La Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha qualificato come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale l’attuale focolaio di Ebola legato al ceppo Bundibugyo che interessa la Repubblica Democratica del Congo e paesi confinanti. La dichiarazione, assunta dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, è motivata dalla rapidità di diffusione, dall’incertezza relativa all’estensione reale dei casi e dall’assenza di vaccini o terapie approvate specifiche per questo ceppo.

Le autorità internazionali segnalano oltre 500 casi sospetti e circa 130 decessi collegati all’epidemia; tra le conferme vi sono decine di casi nella Repubblica Democratica del Congo e alcuni casi accertati in Uganda, oltre a un cittadino statunitense risultato positivo e trasferito in Germania per cure specialistiche. L’Oms ha ribadito l’intenzione di convocare il proprio comitato d’emergenza per definire raccomandazioni operative.

Perché è scattato l’allarme

La decisione di elevare il livello d’allerta è stata presa anche prima della riunione formale del comitato d’emergenza: una scelta eccezionale che riflette la preoccupazione per l’ampiezza e la velocità dell’evento. L’Oms ha evidenziato focolai segnalati in contesti urbani e semiurbani, la presenza di decessi tra gli operatori sanitari — elemento che suggerisce trasmissione associata all’assistenza — e l’elevata mobilità della popolazione nell’area dell’Ituri, dove si concentra l’epicentro. Il territorio è inoltre sottoposto a instabilità e conflitti che ostacolano le operazioni sanitarie.

Elementi che aggravano il rischio

Tra i fattori ritenuti critici dall’Oms figurano la densità di popolazione nelle zone interessate, la rete di strutture sanitarie informali e i movimenti legati all’attività mineraria, che favoriscono contatti e spostamenti transfrontalieri. La presenza di operatori sanitari colpiti fa emergere possibili lacune nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni, aumentando il rischio di diffusione all’interno degli ospedali e delle cliniche locali.

Numeri, conferme e indagini sul campo

I dati raccolti finora mostrano un quadro ancora parziale: oltre 500 sospetti e circa 130 morti, con conferme diagnostiche concentrate nella Repubblica Democratica del Congo e casi confermati anche in Uganda. L’Oms ha sottolineato le notevoli incertezze relative al reale numero di persone infette e alla distribuzione geografica, anche a causa di un elevato tasso di positività nei primi campioni esaminati e di cluster di decessi osservati in diverse località dell’Ituri.

Azioni di sorveglianza e protezione del personale

In risposta all’emergenza, sono state attivate misure di sorveglianza sanitaria per il personale impegnato nelle aree colpite, comprese organizzazioni governative, ong e cooperanti provenienti dalla RDC e dall’Uganda. Le attività includono monitoraggio dei sintomi, controllo degli spostamenti e protocolli di isolamento per i contatti a rischio, con l’obiettivo di contenere le catene di trasmissione e proteggere gli operatori in prima linea.

Risorse inviate e scenari futuri

L’Oms e i ministeri della salute locali hanno già dispiegato squadre tecniche e forniture: dall’invio di personale e attrezzature al finanziamento di interventi d’emergenza. L’agenzia ha stanziato fondi d’emergenza per sostenere le operazioni sul campo e ha spedito tonnellate di materiali, dispositivi di protezione individuale e tende operative, oltre a equipe di esperti per rafforzare la risposta. Queste misure mirano a potenziare la prevenzione e il controllo delle infezioni e a sostenere le comunità colpite.

Lo sviluppo dell’epidemia resta incerto: l’assenza di vaccini e trattamenti specifici per il ceppo Bundibugyo, l’instabilità locale e i movimenti transfrontalieri rendono plausibile un’ulteriore diffusione regionale. L’Oms ha quindi annunciato che il comitato d’emergenza fornirà raccomandazioni temporanee e coordinate, mentre le autorità nazionali intensificheranno la sorveglianza, l’assistenza clinica e le campagne di informazione per ridurre il rischio di trasmissione.

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