26 Maggio 2026 🌤 23°

Ferrandelli allo Zen riceve minacce mentre continua la battaglia contro le occupazioni abitative

Tra memoria delle stragi e timori personali, Fabrizio Ferrandelli descrive i rischi ricevuti ma assicura che il lavoro sul territorio prosegue

Ferrandelli allo Zen riceve minacce mentre continua la battaglia contro le occupazioni abitative

La scena si svolge tra i corridoi di un istituto dello Zen, il 23 maggio: studenti attenti, immagini delle stragi e un dialogo che mescola ricordi e attualità. In quel contesto, l’assessore comunale con delega all’emergenza abitativa, Fabrizio Ferrandelli, si lascia andare a una confessione pubblica sulle minacce ricevute e su un episodio recente in cui ha temuto per la sua incolumità. La presenza di autorità e docenti ha trasformato un incontro memoriale in un momento in cui il racconto personale ha assunto valore collettivo.

Il dibattito, promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche e arricchito dalla proiezione del docufilm del regista Ambrogio Crespi, ha richiamato l’attenzione dei ragazzi che per una volta hanno spento gli smartphone per seguire le sequenze dedicate a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Accanto al pubblico, figure istituzionali come il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè hanno contribuito a ricostruire il filo della memoria, mentre l’assessore, pur sorridente, mostrava gli effetti di una pressione continua.

La dinamica delle intimidazioni

Ferrandelli ha raccontato di ricevere messaggi sempre più duri e di un episodio in strada che lo ha messo in allerta: «Un uomo su un motorino mi ha urtato e inseguito», ha spiegato, descrivendo una scena concitata da cui è riuscito ad allontanarsi. Queste parole rivelano come la violenza non sia soltanto verbale ma possa assumere contorni fisici. Lo smartphone dell’assessore, detto durante la conversazione, contiene screenshot di insulti e minacce provenienti dal web, una testimonianza concreta di come la pressione digitale si intrecci alle azioni intimidatorie sul territorio.

Paura, prudenza e determinazione

Di fronte alla domanda sulla paura, Ferrandelli non ha negato l’apprensione: «Non sono fatto di ferro», ha ammesso, ma ha subito aggiunto che non intende fermarsi. Il tono non era rassegnato ma consapevole: la strategia di comportamento è una combinazione di prudenza e costanza nell’azione pubblica. Ha sottolineato il sostegno del sindaco Lagalla, definendolo vicino all’iniziativa amministrativa, e ha spiegato che alcuni dettagli operativi resteranno riservati per motivi di sicurezza, richiamando la necessità di bilanciare trasparenza e protezione delle persone coinvolte.

Il contrasto al racket delle occupazioni

Al centro dell’intervento politico c’è la battaglia contro il racket delle abitazioni occupate, fenomeno che, secondo l’assessore, radica interessi consolidati e pratiche di sfruttamento. Nei quartieri come lo Zen, ex case popolari finiscono per essere affittate illegalmente, con canoni imposti e ritorsioni fisiche per chi non paga. Ferrandelli si è definito un punto di riferimento, un «frontman» dell’azione comunale, ma ha rimarcato che l’operazione è collettiva: non un atto isolato ma una serie di interventi coordinati per restituire legalità e dignità alle abitazioni e ai residenti.

Risposte sul territorio e tutela delle vittime

Il racconto include anche l’aspetto sociale della questione: chi subisce l’usurpazione degli alloggi spesso è immerso in condizioni di povertà che vengono strumentalizzate dal mercato nero degli affitti. L’assessore ha evidenziato la necessità di azioni amministrative e di supporto sociale per proteggere le vittime e ridurre il circuito della commistione criminale e dell’illegalità. Alcuni passaggi dell’intervista sono stati tenuti volutamente in ombra per non compromettere indagini in corso o la sicurezza degli interessati.

La memoria come contesto civile

La giornata al palazzo scolastico non è stata solo un’occasione per denunciare minacce: è stata soprattutto un momento di memoria condivisa. Nel corso dell’incontro Giorgio Mulè ha raccontato le stagioni in cui era cronista e l’impatto olfattivo e visivo di luoghi come via D’Amelio il 19 luglio, immagini che tornano a evocare il prezzo della lotta alla mafia. Contributi di persone come Carolina Varchi e Giuseppe Provenzano hanno completato il quadro, offrendo ai giovani presenti una lettura ampia dei fatti e delle responsabilità civili.

Prima di concludere, Ferrandelli ha partecipato alla premiazione degli studenti insieme a Stefania Petyx e si è fatto fotografare accanto alla statua di Giovanni Falcone nell’atrio, un gesto simbolico che ha bilanciato la tensione delle parole con il sorriso finale. Per chi volesse inviare segnalazioni o commenti è possibile scrivere a direttore@livesicilia.it. La vicenda rimane aperta: le azioni amministrative e la protezione delle persone continueranno a essere al centro dell’attenzione pubblica.

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