Il mattino del 26 ottobre è stato teatro di un episodio unico per il porto di Augusta. Due imbarcazioni a vela, una con bandiera polacca e l’altra francese, appartenenti alla flotilla Global Sumud, hanno bloccato l’ingresso della nave mercantile Sunaid X, bandiera portoghese, diretta alla base militare di Sigonella. Il cargo partiva da Livorno con carichi che le autorità hanno definito destinati a rifornire la struttura siciliana, dove operano forze statunitensi.
Le due vele, dipinte con i colori della Palestina e munite di bandiere, hanno coordinato una manovra di blocco che è durata più di sei ore. A bordo delle imbarcazioni c’erano dieci persone: cinque cittadini italiani e cinque di nazionalità irlandese, greca, svizzera, francese e statunitense. Il loro intento, secondo le dichiarazioni raccolte, era quello di impedire lo sbarco di materiali considerati “dual use”, cioè sia civili sia militari, sulla base di Sigonella, ritenuta parte integrante della logistica statunitense nel Mediterraneo.
Blocco della Sunaid X da parte della Global Sumud a Augusta
Il coordinamento delle due barche è stato evidente fin dalle prime ore dell’alba. Una delle barche, bandiera polacca, ha stabilito un contatto radio VHF con il cargo, pronunciando: “Sunaid X, qui è Sumud, mi ricevete?” Il messaggio è stato risposto, ma gli attivisti hanno rimarcato la loro opposizione al trasporto verso una base che, a loro avviso, partecipa a conflitti internazionali. La presenza di Global Sumud nel porto ha trasformato una normale operazione di scarico in una scena di protesta internazionale, con le vele che simboleggiavano la solidarietà alla popolazione palestinese.
Le imbarcazioni della flotilla
Le due imbarcazioni, di dimensioni ridotte, si sono poste in posizione di blocco appena la Sunaid X ha avvicinato il bacino di attracco. Una delle barche portava la bandiera polacca, l’altra quella francese, ma entrambe sfoggiavano simboli palestinesi e scritte contro il trasporto di armi. Gli occupanti hanno sostenuto che i carichi a bordo del cargo includevano non solo munizioni, ma anche prodotti chimici e altri materiali di uso duale, destinati a sostenere le operazioni militari statunitensi e, per estensione, quelle israeliane nella regione.
Intervento della Guardia di finanza e coordinamento operativo
Alle prime segnalazioni della capitaneria di porto, la Guardia di finanza ha attivato la sala operativa del reparto operativo aeronavale. Da Siracusa e Catania sono stati dispiegati due pattugliatori, a cui poco dopo si è aggiunta una terza imbarcazione, per garantire la presenza di forze sufficienti a far rispettare la normativa marittima. L’operazione è stata svolta in stretta collaborazione con il comando provinciale di Siracusa, la prefettura e la questura, garantendo un coordinamento continuo tra le varie autorità.
Operazioni di ingresso della nave
Grazie all’intervento delle forze di ordine, la Sunaid X è riuscita a varcare la barriera di sicurezza e ad attraccare al molo del porto. Gli ufficiali della Guardia di finanza hanno monitorato l’intera manovra, assicurandosi che la nave potesse scaricare i suoi carichi senza ulteriori ostacoli. Durante l’azione, gli attivisti sono stati avvertiti più volte di rimuovere le barche di blocco; la pressione delle autorità è culminata con la minaccia di ricorrere a misure di forza, spingendo i manifestanti a ritirarsi e a seguire la nave fuori dal porto.
Conseguenze legali per gli attivisti
Al termine dell’intervento, i dieci occupanti delle due vele sono stati fermati e denunciati per “interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”. Le autorità hanno sottolineato che il loro gesto ha ostacolato la normale attività portuale e la distribuzione di materiali considerati di interesse strategico. Le denunce aperte potrebbero comportare sanzioni penali, oltre a un possibile divieto di accesso alle aree portuali per i soggetti coinvolti.



