La notte del 19 giugno 2026 è stato segnalato un episodio di intossicazione alimentare che ha coinvolto venti persone appartenenti a nuclei familiari diversi dopo aver consumato alalunga acquistato in alcune pescherie e da ambulanti a Bagheria e Casteldaccia. I pazienti si sono rivolti alla guardia medica di Bagheria e al presidio territoriale di emergenza presentando sintomi evidenti come rash cutaneonausea, vomito, diarrea e aumento della frequenza cardiaca.
Di fronte alla comparsa simultanea dei casi, i medici hanno provveduto a segnalare l’accaduto alle autorità competenti. Sull’episodio sono intervenuti i reparti dei Carabinieri e il dipartimento di prevenzione dell’Asp di Palermo che hanno avviato le attività di indagine epidemiologica e i controlli sul territorio per ricostruire l’origine e la conservazione del prodotto ittico coinvolto.
Ricoveri e accertamenti sanitari a Bagheria e Palermo
Le persone colpite sono state visitate sia alla guardia medica di Bagheria sia ai pronto soccorso del Policlinico e dell’Ospedale Buccheri La Ferla di Palermo, dove sono stati raccolti i dati clinici necessari per l’indagine. Il quadro clinico riportava come sintomi principali il disturbo gastrointestinale accompagnato da manifestazioni cutanee e alterazioni della frequenza cardiaca, elementi che hanno indotto gli operatori sanitari a sospettare un’intossicazione alimentare collegata al consumo dello stesso tipo di pesce.
Interventi del dipartimento e ruolo del dipartimento veterinario
Gli operatori del dipartimento di prevenzione dell’Asp si sono attivati durante la notte per iniziare l’indagine epidemiologica con l’obiettivo di tracciare i canali di vendita e le condizioni di conservazione dell’alalunga. Nell’attività ispettiva è coinvolto anche il dipartimento veterinario dell’Asp, che provvede alle verifiche sui prodotti ittici, alle ispezioni nelle pescherie e al controllo delle pratiche di vendita da parte degli ambulanti segnalati dai pazienti.
Modalità di acquisto e possibile causa dell’intossicazione
Secondo quanto ricostruito dagli stessi interessati, il pesce incriminato era stato acquistato sia in esercizi commerciali che da venditori ambulanti a Bagheria e Casteldaccia. Le indagini mirano a stabilire se l’alalunga fosse in cattivo stato di conservazione o se vi siano altre cause contaminate che abbiano determinato i sintomi riferiti. Gli accertamenti comprendono la raccolta delle storie cliniche, la verifica delle catene di fornitura e l’eventuale prelievo di campioni per analisi di laboratorio.
Il coinvolgimento di più nuclei familiari e la sovrapposizione temporale dei casi hanno reso necessario coordinare i rilievi tra strutture sanitarie e forze dell’ordine per mappare con precisione i punti vendita segnalati e limitare potenziali rischi per altri consumatori. Le verifiche ospedaliere e le denunce presentate dai medici hanno fornito indicazioni utili per impostare la ricerca della fonte.
Segnalazioni e ruolo dei Carabinieri del Nas
I medici che hanno preso in carico i pazienti hanno informato i Carabinieriattivando così le procedure di responsabilità penale e sanitaria. Le forze dell’ordine, con il supporto degli organi sanitari, si occupano di raccogliere le testimonianze, individuare i lotti di prodotto e valutare eventuali irregolarità nella vendita ambulante e nella conservazione del pesce. Queste attività sono fondamentali per stabilire responsabilità e per orientare eventuali sequestri o provvedimenti sanitari.
L’evento ha portato a un intervento coordinato tra operatori sanitari, dipartimenti Asp e forze dell’ordine al fine di tutelare la salute pubblica e ricostruire la dinamica dell’intossicazione. Le indagini proseguiranno fino a chiarire compiutamente la fonte del problema e determinare le azioni di prevenzione necessarie per evitare conseguenze simili sul territorio.



