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La storia di Salemi, dalla bandiera di Garibaldi alla rinascita dopo il terremoto

Salemi, un gioiello arabo-medievale in Sicilia, è noto per essere stato proclamato capitale d’Italia da Garibaldi nel 1860. Scopri la sua storia e la sua rinascita dopo il terremoto del 1968.

La storia di Salemi, dalla bandiera di Garibaldi alla rinascita dopo il terremoto

In Sicilia, tra le colline della Valle del Belice, si trova un borgo che ha vissuto un momento storico unico: Salemi. Questo luogo, con le sue strette viuzze acciottolate e il suo castello normanno-svevo, è noto per essere stato proclamato capitale d’Italia per un giorno da Giuseppe Garibaldi nel 1860. Oggi, Salemi è un borgo medievale che affascina per la sua storia e per la sua capacità di trasformare le rovine in bellezza.

Il giorno in cui Salemi divenne capitale d’Italia

Il 14 maggio 1860, dopo lo sbarco a Marsala con la spedizione dei Mille, Giuseppe Garibaldi issò la bandiera tricolore sulla torre cilindrica del castello normanno-svevo di Salemi. Questo gesto simbolico proclamò il borgo prima capitale d’Italiaun titolo che mantenne per un solo giorno. Con l’aiuto del barone Giuseppe Triolo e di una banda di picciotti, Garibaldi assunse la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia. Ancora oggi, la piazza del municipio è chiamata Dittatura in ricordo di quell’evento storico, e una lapide ricorda quella data memorabile.

Il castello normanno-svevo: simbolo di una storia millenaria

Il castello di Salemi, costruito da Ruggero il Normanno intorno al 1077 su preesistenti fortificazioni greco-romane, è un simbolo della città. La sua pianta trapezoidale con tre torri, due quadrangolari e una cilindrica, domina il panorama circostante. Nel XIII secolo, il castello fu rimaneggiato da Federico II di Svevia. Nel 1789 fu adibito a carcere e dal 1934 divenne biblioteca comunale. Danneggiato dal terremoto del Belice del 1968, fu chiuso per 35 anni per restauri e lavori di consolidamento da parte della Regione Siciliana, e riaperto nel 2002.

La cattedrale diventata piazza

Un altro segno lasciato dal terremoto del 1968 è l’ex Chiesa Madre, costruita a partire dal 1615 e completata nel XVIII secolo. Gravi danni costrinsero all’abbandono dell’edificio, che si ridusse a rudere. Tuttavia, grazie all’intervento degli architetti Álvaro Siza Vieira e Collovà, l’area è stata magistralmente riqualificata. Oggi, quella che è oggi Piazza Alicia è un esempio di come i vuoti e i ruderi degli antichi monumenti possano essere valorizzati, creando una piazza dentro la piazza. Questo intervento è stato incluso tra i sessanta buoni esempi di riqualificazione urbanistica al mondo.

La rinascita di Salemi dopo il terremoto

La storia recente di Salemi è anche quella di una rinascita. Dopo il violento terremoto della notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, che colpì tutta la Valle del Belice, il centro abitato devastato fu in parte spostato nella zona a valle della collina. Oggi, il borgo è una meta culturale, con luoghi da visitare come il Museo del Panecollocato nell’ex chiesa di San Bartolomeo. Questo museo testimonia la tradizione dei pani votivi modellati dalle donne del paese. Per molti, il vero valore di Salemi non sta in un singolo monumento, ma nell’essere un unicumil borgo che fu capitale d’Italia per un giorno e che ha trasformato persino le proprie rovine in un luogo da visitare.

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