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Palermo: 15 centri per i giovani sotto accusa per la modalità di scelta

Palermo investe quasi 1,5 milioni per 15 hub giovanili, ma il metodo di gara scatenato da Di Gangi e Calabrò divide la città.

Palermo: 15 centri per i giovani sotto accusa per la modalità di scelta

Il Comune di Palermo ha approvato un nuovo avviso pubblico volto a creare quindici centri educativi e di aggregazione per ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Il finanziamento, pari a 1.479.125 euro, proviene dal Fondo nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e prevede una rete di strutture distribuite nelle otto circoscrizioni della città. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire spazi dove i giovani possano partecipare a laboratori, attività di cittadinanza attiva e percorsi contro la cyber-violenza.

Il bando: obiettivi, budget e struttura prevista

Ogni hub potrà accogliere fino a 30 utenti, con la metà dei posti riservata a minori segnalati dai servizi sociali. La durata dei progetti è fissata a un anno, corrispondente a 156 giornate di attività. Il contributo massimo per ciascun centro supera gli 81 mila euro, di cui più di 68 mila destinati al personale. La dotazione minima prevede nove professionisti, tra cui psicologi, educatori, animatori e specialisti di comunicazione digitale. Il provvedimento si presenta come un intervento sperimentale, complementare alla tradizionale “educativa di strada” già prevista dal Comune.

Criteri di punteggio e modalità di presentazione

La graduatoria è basata su un sistema a 60 punti: 40 per l’esperienza, 5 per il numero di partner e 15 per la presenza di almeno quattro volontari. Non è richiesto un punteggio minimo sulla qualità o sulla coerenza dell’offerta. Una volta superata la soglia, prevale l’ordine di arrivo della domanda, con la possibilità che un progetto da 100 punti venga escluso perché pervenuto dopo uno da 60 punti, anche se quest’ultimo non ha conseguito valutazioni di qualità.

Le contestazioni della consigliera Mariangela Di Gangi

La consigliera del Pd Mariangela Di Gangi ha definito l’avviso un “click day”, denunciando che la rapidità di invio di una PEC decide l’esito della gara, a discapito di criteri professionali. Secondo Di Gangi, la procedura favorisce il lavoro gratuito dei volontari e ignora la necessità di una presenza educativa stabile nei quartieri. Tra i punti critici evidenziati troviamo la limitata capienza degli hub, gli orari di apertura poco chiari e i rimborsi legati alle presenze. La consigliera ha inoltre sottolineato la mancanza di un punteggio minimo per la qualità delle proposte e ha chiesto una revisione dell’avviso prima dell’avvio di una nuova ondata di ricorsi.

La risposta dell’assessora Mimma Calabrò

L’assessora alle Attività sociali, Mimma Calabrò, ha respinto le accuse, evidenziando che la procedura non è un semplice click day. Ogni domanda deve superare un’istruttoria di ammissibilità e ottenere almeno 60 punti attribuiti da una commissione indipendente, con criteri pubblici previsti dalla legge 241/1990. Il periodo tra la pubblicazione dell’avviso e l’apertura dello sportello supera le due settimane, offrendo tempo sufficiente per richieste di chiarimento. Calabrò ha inoltre annunciato l’intenzione di introdurre un punteggio minimo per la coerenza delle attività educative e ha ribadito che i volontari non potranno sostituire il personale retribuito. Ogni hub dovrà comunque contare nove professionisti, garantendo così un investimento di almeno 68 mila euro per il personale per progetto.

Infine, l’assessora ha ricordato che la programmazione è stata elaborata in collaborazione con l’ISTAT, le analisi comunali e il report di Save the Children. Gli hub sono descritti come un presidio di prossimità pensato per intercettare precocemente il disagio giovanile, senza sostituire la rete di educazione di strada già finanziata dal Comune.

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