Il culto della Dea Madre risorge in Sicilia come un filo conduttore capace di legare epoche disparate, dalle pitture rupestri della preistoria alle superstizioni medievali. Nel suo ultimo volume, pubblicato a giugno 2026 dalla Casa Editrice Don Lorenzo Milani, Claudio Paterna mette a fuoco questo percorso, combinando dati archeologici, testimonianze folkloristiche e interpretazioni antropologiche. Il risultato è una narrazione che invita il lettore a percorrere luoghi dimenticati, a riscoprire riti quasi scomparsi e a comprendere come la sacralità femminile si sia trasformata nell’avvicinarsi del cristianesimo.
Le radici preistoriche nella grotta di Monte Gallo
Il punto di partenza dell’indagine è la grotta di Monte Gallo situata nella zona di Enna, dove il progetto europeo Handpas – Hands of the Past ha portato alla luce una serie di incisioni e manufatti risalenti al Neolitico. Le forme geometriche e i simboli femminili, reperti trovati in contesti funerari, suggeriscono un primo stadio di venerazione della fertilità. Paterna sottolinea come questi segni si inseriscano in una più ampia rete mediterranea, facendo eco alle pratiche osservate in altre isole dell’archipelago, e mostrano che la figura della Dea Madre era già radicata nella coscienza collettiva dei primi abitanti dell’isola.
Percorsi sacri attraverso il territorio siciliano
Da Monte Gallo, il viaggio prosegue verso i luoghi più emblematici del paesaggio siciliano, tutti legati da una tradizione sacra comune. Le Balze di Bronte con le loro pareti a strapiombo, ospitano piccoli santuari rupestri dove ancora oggi si celebrano festeggiamenti legati alla terra. Sul Monte Tre Arie si erge la Cappella delle Tre Vergini un edificio medievale che conserva antichi bassorilievi raffiguranti divinità femminili pre-cristiane. A Roccapalumba il santuario della Madonna sembra essere stato costruito su un più antico altare dedicato a una dea della fertilità, come suggeriscono le analisi dei terreni circostanti.
Le grotte delle Selci e i megaliti di Caltabellotta
Nel Ragusano, le grotte delle Selci hanno fornito resti di ceramiche decorate con motivi floreali, tipici di culti materni. Poco distante, i megaliti di Caltabellotta testimoniano la presenza di strutture rituali gestite da comunità che veneravano la terra. Entrambi i siti sono stati inseriti da Paterna in un più ampio itinerario mediterraneo, dove le isole e le coste dell’Adriatico e del Tirreno scambiavano idee religiose lungo rotte commerciali che durarono secoli.
Argimusco: il Monte delle Divinità
L’area sacra dell’Argimusco spesso definita il “Monte delle Divinità”, ospita una serie di incisioni rupestri che rappresentano figure femminili con corone di frutti. Queste rappresentazioni, risalenti a epoche incerte ma sicuramente antecedenti al cristianesimo, sono state interpretate da Paterna come segni di un culto legato alla fertilità della terra e all’abbondanza delle colture. L’autore suggerisce che la continuità di questi simboli abbia favorito la sopravvivenza di pratiche popolari anche dopo l’avvento della religione cristiana.
Dalla sacralità pagana al cristianesimo e alle credenze popolari
Il salto storico tra l’età classica e i primi secoli del cristianesimo è analizzato attraverso documenti epigrafici e testi liturgici. Paterna dimostra come i culti femminili siano stati gradualmente reinterpretati, trasformandosi in devozioni mariane o in feste popolari legate a santi. Durante il Medioevo, le credenze legate alla Dea Madre hanno assunto una dimensione più oscura, con la comparsa delle cosiddette Janare e delle Donni di Fora figure leggendarie che rappresentano la magia popolare e la stregoneria. Il libro dedica ampio spazio alle persecuzioni delle streghe, evidenziando come la paura di queste pratiche abbia condotto a processi giudiziari violenti.
Nel capitolo conclusivo, Paterna raccoglie una serie di invocazioni tramandate oralmente da famiglie isolane, testimonianze che mostrano come la memoria di un’antica divinità continui a vivere in contesti riservati. L’autore collega queste tradizioni a correnti letterarie moderne e ai movimenti di studio ispirati a Marija Gimbutas dimostrando che l’interesse accademico per il culto della Dea Madre è in costante rinascita.
Claudio Paterna, con 35 anni di esperienza nel Dipartimento regionale dei Beni culturali e una lunga carriera giornalistica, mette a disposizione del lettore più di tre decadi di ricerca. Laureato all’Università di Palermo nel 1977, ha diretto la Casa Museo Verga di Catania e il servizio storico-artistico della Soprintendenza di Enna, collaborando inoltre con importanti quotidiani siciliani. Il volume, di 84 pagine, è stampato in formato cartaceo, con una combinazione di immagini a colori e in bianco-nero, e ha un prezzo di € 18,00.



