Un alunno delle scuole medie di San Vito Lo Capo ha compiuto un’aggressione in aula tentando di colpire il suo insegnante di Tecnologia con un coltello di piccole dimensioni. L’episodio ha avuto luogo durante le lezioni e la scena è stata ripresa dallo stesso ragazzo, che ha trasmesso la sequenza in diretta su un gruppo Telegram indossando un casco per nascondere il volto. Dopo l’accaduto i carabinieri hanno sequestrato telefoni e computer per ricostruire la dinamica e individuare eventuali responsabilità esterne.
Le tracce lasciate sui social
Gli investigatori si sono concentrati immediatamente sui profili social del giovane, in particolare su TikTok, dove nei giorni precedenti erano apparsi post e messaggi che lasciavano intendere un’intenzione premeditata. Alcuni commenti di follower suggerivano di conoscere i piani del ragazzo e chiedevano dettagli su come sarebbe stato realizzato il video. La presenza di questi indizi ha indotto la Procura per i minorenni di Palermo ad aprire un fascicolo, al momento contro ignoti, per il reato di istigazione, con l’obiettivo di capire se terze persone abbiano incoraggiato o suggerito il gesto.
Contenuti e interazioni
Tra i post raccolti dalla polizia giudiziaria c’è un messaggio in inglese in cui il ragazzo scriveva «non incolpatemi per quello che farò», pubblicato poche ore prima dell’aggressione. I commenti ricevuti andavano da espressioni di sostegno a domande su come sarebbe stato ripreso il filmato; secondo gli inquirenti, il cellulare era fissato con nastro adesivo su un casco da bici, soluzione che permette di filmare in prima persona e di trasmettere in diretta. I dispositivi sequestrati saranno analizzati nelle prossime settimane per estrarre chat, video e metadati utili alle indagini.
Possibili collegamenti con altri episodi
Le autorità non escludono che il caso possa avere legami con un episodio simile verificatosi nel Bergamasco alcuni mesi prima, in cui un altro studente riprese in diretta l’aggressione a una docente. Alcuni elementi — l’uso di dirette su Telegram, la narrazione pubblica del gesto e talune frasi postate online — hanno portato i magistrati a verificare possibili convergenze tra ambienti digitali frequentati dai due ragazzi. Al momento sono in corso accertamenti tecnici per stabilire se esista una sovrapposizione di chat o gruppi comuni.
Analisi dei dispositivi
L’esame forense dei telefoni e dei computer è ritenuto cruciale per ricostruire la catena di scambi e individuare eventuali istigatori o influencer virtuali. Le indagini si focalizzeranno su messaggi, cronologia delle dirette, link condivisi e profili con cui il giovane interagiva. Gli specialisti cercheranno anche di capire se la ripresa sia stata trasmessa a una platea ristretta o a un pubblico più ampio, e se siano stati inviati inviti o sollecitazioni che hanno spinto il ragazzo ad agire.
La ricostruzione dell’accaduto e le condizioni del docente
Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, il giovane è entrato in bagno prima della lezione e si è preparato per l’azione, indossando il casco con il cellulare fissato. In aula ha poi cercato di colpire il docente di Tecnologia; l’insegnante ha reagito prontamente e ha bloccato il ragazzo, riportando soltanto lievi graffi e decidendo di non richiedere l’intervento del servizio sanitario. I compagni di classe sono rimasti sconvolti e alcuni si sono sentiti male dopo aver assistito alla scena.
Interrogatorio e provvedimenti
Il minore è stato ascoltato in modalità protetta davanti alla procuratrice dei minorenni: durante l’interrogatorio non sarebbe emerso un profondo segno di pentimento, e gli inquirenti ritengono che il gesto fosse stato programmato nei dettagli. Dal punto di vista procedurale, essendo incapace di intendere e di volere secondo la normativa penale per l’età, il ragazzo non è imputabile; i magistrati stanno comunque valutando misure di protezione e la possibilità di un affidamento a una struttura specializzata per interventi terapeutici e di recupero.
La vicenda ha sollevato preoccupazione a livello locale: sindacati della scuola hanno chiesto maggiore tutela per il personale docente e misure di prevenzione dei disagi giovanili. Sul fronte investigativo, l’attenzione resta sulla rete e sui meccanismi di diffusione di contenuti violenti, mentre proseguono gli approfondimenti per chiarire se e chi possa aver in qualche modo incoraggiato l’azione.



