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Visita alle saline di Trapani: un percorso di integrazione per i migranti del progetto SAI

Venticinque giovani migranti ospiti dei centri di Paceco e Custonaci hanno partecipato a un'attività della cooperativa Badia Grande che unisce la scoperta delle saline di Trapani al racconto personale e a laboratori espressivi

Visita alle saline di Trapani: un percorso di integrazione per i migranti del progetto SAI

L’esperienza sul campo è stata pensata come una piccola mappa di appartenenza: venticinque giovani migranti, provenienti da Egitto, Gambia, Costa d’Avorio, Bangladesh e Tunisia, hanno percorso le vasche delle saline della riserva naturale di Trapani e Paceco per osservare, ascoltare e confrontarsi. L’uscita è stata organizzata dalla cooperativa sociale Badia Grande nell’ambito del progetto SAI Marsala, con l’obiettivo di trasformare la conoscenza del territorio in un’opportunità di integrazione.

La giornata ha alternato spiegazioni tecniche, momenti di confronto e laboratori espressivi: un approccio che combina il sapere locale con il valore simbolico del luogo, facendo emergere memorie personali e somiglianze culturali che spesso restano nascoste nelle strutture di accoglienza.

Dal panorama naturale alla filiera del sale

Nel corso della visita i partecipanti hanno appreso le tappe principali della produzione del sale, illustrate dall’operatrice legale e guida sul campo. Il percorso ha spiegato come l’acqua marina venga convogliata attraverso diverse vasche fino a evaporare e cristallizzarsi, processo che la comunità locale conserva come patrimonio produttivo e culturale. Il processo tradizionale presentato è stato contestualizzato come un esempio di trasformazione lenta e paziente, utile per avviare riflessioni sul tempo e sulla costruzione di una vita in un nuovo paese.

Un racconto multisensoriale

La descrizione del ciclo del sale è stata accompagnata da osservazioni sensoriali: l’odore del mare, il vento sulle saline e la vista delle vasche hanno facilitato un dialogo diretto. Per alcuni partecipanti la scena ha suscitato un déjà-vu, poiché metodi simili di produzione del sale sono praticati anche in diverse regioni del loro paese d’origine. Questo elemento ha funzionato come collegamento immediato tra esperienza personale e patrimonio locale, riducendo la distanza culturale e creando terreno comune.

Incontro, memoria e laboratori espressivi

L’uscita non si è limitata a spiegazioni: è stata pensata per stimolare il racconto di sé. L’educatrice che ha ideato l’iniziativa ha voluto intrecciare l’esplorazione del paesaggio con momenti di condivisione, dove i giovani potessero parlare delle proprie storie, delle persone lasciate nei paesi d’origine e dei sogni per il futuro. La formula combinava la visita con piccole attività laboratoriali, che hanno permesso di tradurre in immagini e parole le emozioni emerse.

Il valore della parola

Durante la camminata molti hanno scelto di interrompere il silenzio e raccontare di una madre, di un fratello o di un volto lontano. Questi interventi spontanei hanno mostrato come il movimento condiviso nello spazio trasformi le relazioni: camminare fianco a fianco ha ridotto le distanze percepite e ha fatto emergere un sentimento collettivo di appartenenza. Il messaggio che è circolato è semplice e potente: siamo tutti figli della stessa terra; le distanze geografiche possono esistere, ma sono attenuate dalla condivisione e dal riconoscimento reciproco.

La rete di supporto e il ruolo della cooperativa

Dietro l’iniziativa c’è il lavoro quotidiano di un’équipe multidisciplinare: educatori, psicologi, mediatori culturali e operatori legali che seguono i percorsi dei beneficiari nei centri di Paceco e Custonaci. Questo modello di accoglienza supera l’approccio puramente materiale, puntando a offrire cura psicosociale e opportunità di inserimento sociale. L’obiettivo è creare condizioni perché i giovani possano non soltanto ricevere assistenza, ma anche sentirsi parte di un luogo e riconoscere il diritto di chiamarlo proprio.

Abitare i luoghi

Le saline, con il loro lento passaggio dall’acqua al sale, sono state presentate come metafora di trasformazione: ogni cambiamento richiede tempo, pazienza e processi graduali. Questo messaggio è stato utilizzato dagli operatori come leva educativa per spiegare che l’integrazione è un percorso, non un traguardo immediato. Favorire l’accesso ai luoghi storici e naturali significa dare strumenti per comprendere, partecipare e contribuire alla vita della comunità ospitante.

Prospettive e continuità

La giornata ha rappresentato un momento di tappa in un percorso più ampio: le attività educative e interculturali devono essere ripetute e integrate in progetti che promuovano incontri sul territorio, opportunità di formazione e iniziative culturali. Il successo dell’uscita dimostra come la conoscenza diretta di un luogo possa aprire percorsi di fiducia reciproca e aumentare la possibilità di costruire relazioni durature, fondamentali per una vera integrazione sociale.

In sintesi, l’iniziativa della cooperativa Badia Grande ha trasformato le saline in uno strumento educativo: non solo un paesaggio da ammirare, ma un laboratorio di memoria e relazioni dove il territorio diventa ponte per avvicinare storie, lingue e aspettative diverse.

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