La Corte di Cassazione ha emesso un dispositivo che conferma quindici condanne nel procedimento relativo alle attività criminali svolte a Villagrazia e Santa Maria di Gesù, due quartieri di Palermo. Il provvedimento del 07 luglio 2026 ha riguardato imputati legati a famiglie mafiose locali, tra cui figli e nipoti di esponenti di vertice, coinvolti in episodi di violenza, estorsioni e traffico di stupefacenti.
Pene inflitte ai principali imputati e ruoli emersi
Tra le condanne confermate spicca quella a carico di Salvatore Profeta junior nipote omonimo del noto capo del mandamento Salvatore Profeta con una pena a 14 anni e 8 mesi. Il ruolo della famiglia Profeta era centrale nelle imputazioni: il patriarca era stato coinvolto, secondo atti processuali, nella vicenda della strage di via D’Amelio in cui era citato anche il nome del falso pentito Vincenzo Scarantino. Dopo la scarcerazione, il nome della famiglia è ricomparso nei fatti contestati agli imputati successivi.
Altri verdetti di rilievo riguardano: Girolamo Rao con 14 anni, 3 mesi e 16 giorni; Giovanni Adelfio con 13 anni in continuazione con precedenti condanne; Ignazio Traina con 18 anni, 2 mesi e 20 giorni; Salvatore Freschi con 17 anni, 7 mesi e 23 giorni. Tali pene sono state calcolate tenendo conto di recidive e precedenti penali, come indicato nelle motivazioni del giudizio.
Condanne per altri affiliati e gregari
Il figlio di Benedetto, Sandro Capizzi già indicato come aspirante capo della commissione di Cosa nostra, è stato condannato a 12 anni, 5 mesi e 10 giorni. Altri imputati hanno ricevuto pene variabili: Massimo Mancino 11 anni, 10 mesi e 6 giorni; Giovanni La Mattina 9 anni; Salvatore Luisi 8 anni, 10 mesi e 20 giorni; Andrea Taormina 8 anni in continuazione; Gioacchino Cardella 6 anni, 2 mesi e 20 giorni; Mariano Calascibetta 4 anni e 8 mesi. Questi numeri mostrano la diversa responsabilità attribuita dagli organi giudicanti a ciascun imputato.
Reati minori, pene lievi e questioni pendenti
Alcune condanne di entità minore sono state confermate: Antonino Lucera 2 anni, 11 mesi e 16 giorni; Salvatore Binario 2 anni, 2 mesi e 20 giorni; Samuele Immesi un anno e quattro mesi con sospensione condizionale. Un caso rimane parzialmente aperto: la sentenza a carico di Francesco Guercio fissata in primo grado a 16 anni, 1 mese e 23 giorni, è stata annullata con rinvio dalla Cassazione e potrebbe subire una rideterminazione se venisse esclusa la recidiva che ha aggravato la pena.
Nel corso delle indagini è emersa anche una forma diffusa di microcriminalità legata al reperimento di autovetture rubate per scopi illeciti: tra le vittime figurano persone di diversa estrazione, a testimonianza della pervasività delle attività criminali nel territorio. In alcune intercettazioni riportate nelle carte del processo compaiono frasi come “Stanno rompendo la m…” che rendono l’idea della tensione interna al gruppo e del clima intimidatorio verso chi si opponeva o rappresentava un ostacolo.
Impatto sui quartieri di Villagrazia e Santa Maria di Gesù
Le condotte attribuite agli imputati avevano radici nei rapporti di potere locali, con ricadute su economia e sicurezza dei quartieri. Le pene confermate dalla Cassazione colpiscono sia i presunti capi che elementi di media responsabilità: l’intento dichiarato nell’impianto accusatorio era quello di smantellare la rete criminale e ridurre l’infiltrazione di Cosa nostra nelle attività quotidiane di Villagrazia e Santa Maria di Gesù.
Il dispositivo della Cassazione del 07 luglio 2026 pone un punto significativo sul procedimento, confermando la maggior parte delle condanne ma lasciando margine a ulteriori verifiche per alcuni profili, in particolare dove è stata sollevata la questione della recidiva. L’esito giudiziario contribuirà a definire i prossimi passaggi processuali e l’esecuzione delle pene.



