10 Settembre 2026 ☀ 25°

Salvatore Verga, il boss di San Lorenzo che gestisce il racket da Trani

Le indagini rivelano una rete criminale che opera da dietro le sbarre, con Salvatore Verga al comando. Estorsioni, minacce e attentati sono solo alcuni dei crimini coordinati dal carcere di Trani.

Salvatore Verga, il boss di San Lorenzo che gestisce il racket da Trani

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno svelato una complessa rete criminale che opera da dietro le sbarre del carcere di Trani. Al centro di questa organizzazione c’è Salvatore Verga un boss del mandamento di San Lorenzo che, nonostante la detenzione, continua a gestire estorsioni, attentati e traffico di droga.

Le estorsioni coordinate dal carcere

Le intercettazioni hanno rivelato conversazioni tra Verga e i suoi complici, tra cui Salvatore Ariolo un imprenditore coinvolto nel racket. Le richieste di denaro erano perentorie: “Gli devi dire così quest’anno… cinque mila euro subito… tutte cose ti brucia minchia” diceva Verga durante una videochiamata. I soldi servivano per sostenere le famiglie dei boss detenuti, una pratica comune in Cosa Nostra.

Verga, descritto come una figura in ascesa nel mandamento di San Lorenzo, era responsabile anche della strategia della tensione, con una serie di attentati mirati a intimidire gli imprenditori. Le sue parole rivelano un carattere spietato e determinato: “io se non avessi le capacità morirei dalla fame, e tu lo sai”.

La banda dei kalashnikov e gli attentati

Le indagini hanno portato alla luce una vera e propria banda dei kalashnikov responsabile di una serie di attentati in varie zone di Palermo, tra cui SferracavalloTommaso NataleMondelloCapaci e Carini. Verga, dal carcere, decideva gli obiettivi da colpire e le modalità degli attacchi.

Durante una perquisizione, gli agenti hanno trovato un foglio scritto a mano che la Procura ha identificato come il libro mastro del pizzo. Nell’elenco figuravano diverse attività commerciali, tra cui la pizzeria Ulisse di Tommaso Natale e il parcheggio Natoli con le somme da riscuotere e minacce pesanti per chi non pagava.

Il traffico di droga e l’uso di bitcoin

Oltre alle estorsioni e agli attentati, Verga gestiva anche un fiorente traffico di droga. Gli stupefacenti arrivavano dalla Spagna e venivano distribuiti attraverso una rete di pusher. Per pagare alcuni fornitori, venivano utilizzati i bitcoin una valuta virtuale difficilmente tracciabile.

Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio hanno portato all’emissione di quindici fermi e sei provvedimenti in carcere. Verga è stato identificato come il capo di un’organizzazione che gestiva sia il racket che il traffico di droga, dimostrando una capacità di comando e organizzazione eccezionale anche da dietro le sbarre.

La scoperta di questa rete criminale ha messo in luce l’importanza di continuare a combattere la mafia e le sue attività illecite, anche quando i boss sono dietro le sbarre.

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