La notte tra lunedì e martedì si è consumato un attacco che ha colpito una nuova sede di noleggio auto: Sicily by Car a Carini. Poco prima della mezzanotte di martedì 26 maggio ignoti hanno appiccato il fuoco a un parcheggio dove erano custoditi veicoli pronti al servizio, provocando danni ingenti: secondo i rilievi sono andate distrutte 20 macchine, di cui 10 totalmente carbonizzate. L’episodio ha scosso l’opinione pubblica locale perché la struttura era stata inaugurata solo 20 giorni fa, aumentando la percezione di una minaccia calata su attività economiche della costa.
Subito dopo l’incendio il titolare, Tommaso Dragotto, ha preso posizione in modo netto: «non mi è mai arrivata alcuna richiesta, figuriamoci di pizzo» ha detto, ribadendo che non intende cedere a ricatti. Dragotto ha collegato l’episodio alla sparatoria dello scorso marzo, quando due uomini armati di Kalashnikov hanno preso di mira un magazzino della stessa società in via San Lorenzo, segnalando una possibile continuità di azione che gli investigatori stanno valutando.
L’attacco e le immagini raccolte
Le telecamere di sorveglianza della zona hanno registrato i momenti concitati dell’operazione incendiaria: inquadrature a distanza mostrano tre persone che scavalcano la recinzione, spruzzano un liquido infiammabile sui cofani e danno fuoco ai mezzi. In pochi minuti le fiamme si sono propagare, trasformando le auto in rottami bruciati. Gli investigatori hanno acquisito i filmati per la ricostruzione dei movimenti e per cercare elementi utili all’identificazione dei responsabili. È evidente come l’azione sia stata premeditata e mirata a creare danno materiale e un effetto intimidatorio nei confronti della società e dei lavoratori.
Le dinamiche riprese
Dalle registrazioni emerge una strategia semplice ma efficace: isolamento dell’area, uso di liquido accelerante e rapidità nell’esecuzione. Gli inquirenti stanno analizzando anche traiettorie di fuga e possibili complicità locali, mentre il personale addetto ha collaborato con i carabinieri per fornire ogni elemento utile. L’uso di dispositivi di ripresa ha permesso una documentazione che potrà risultare decisiva per le contestazioni future; allo stesso tempo, la diffusione delle immagini accende il dibattito pubblico su sicurezza privata e controllo del territorio.
La reazione del titolare e le contromisure annunciate
Di fronte all’attacco, Tommaso Dragotto ha escluso qualsiasi passività: «se dovesse arrivare una richiesta, sia chiaro che da me non avranno nulla», ha dichiarato, spiegando di voler rafforzare la protezione delle sedi. Tra le misure sul tavolo c’è l’attivazione di una vigilanza armata nelle strutture, con lo scopo dichiarato di tutelare il personale e gli asset aziendali. Dragotto parla di un approccio che unisca la difesa legittima dell’impresa e la collaborazione con le forze dell’ordine, evitando di trasformare la reazione in escalation incontrollata.
Dichiarazioni e piani operativi
Il patron ha definito la resa come una sconfitta morale e materiale, spiegando che cedere significherebbe favorire una spirale di illegalità in una città già sotto pressione. L’ipotesi di vigilanza privata armata è al momento una delle risposte concrete, ma sono allo studio anche interventi di prevenzione come potenziamento delle telecamere, illuminazione, recinzioni rinforzate e controlli coordinati con le autorità locali. Ogni misura sarà valutata alla luce dell’investigazione in corso e delle indicazioni che emergeranno dalle indagini.
Il contesto criminale e le indagini in corso
Gli investigatori non escludono che l’attacco sia collegato a una nuova fase di tensione nel mandamento di San Lorenzo, una zona che comprende anche le località lungo la costa verso l’aeroporto. L’ipotesi prevalente è che si tratti di una intimidazione mirata a imporre controllo o a colpire economicamente un’impresa percepita come resistente. Le forze dell’ordine stanno quindi lavorando su più fronti: analisi dei filmati, ascolto di testimoni, verifiche sui precedenti episodi e collegamenti con il raid di marzo.
Ipotesi e ricostruzioni
Al momento non ci sono conferme ufficiali sulle responsabilità, ma la ricerca di elementi probatori prosegue con attenzione. Per Dragotto e la sua azienda rimane centrale la volontà di non piegarsi a eventuali richieste estorsive e di proteggere sia i beni sia le persone impiegate. Nel frattempo la comunità locale osserva e chiede risposte rapide per ristabilire sicurezza e fiducia: il rischio è che, se non si risponde con efficacia, simili episodi possano ripetersi e aggravare il clima già teso.