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Capolavori di Antonello da Messina rubati dal MuMe durante la festa della Vara

Nella serata di sabato 15 agosto 2026, mentre Messina festeggiava la Vara, ignoti hanno rubato quattro opere di Antonello da Messina dal MuMe, tra cui tre tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte.

Capolavori di Antonello da Messina rubati dal MuMe durante la festa della Vara

Nella serata di sabato 15 agosto 2026, mentre Messina era immersa nei festeggiamenti per la Vara, un gruppo di ladri ha colpito il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (MuMe), rubando quattro opere preziose attribuite ad Antonello da Messina. Il furto, avvenuto intorno alle 21:50, ha scosso l’intera Sicilia e ha suscitato grande indignazione tra gli abitanti e gli amanti dell’arte.

Le opere rubate: un tesoro artistico perduto

I ladri hanno sottratto tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio noto anche come Polittico del Rosario, e una rara tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione su un lato, e il Cristo in Pietà sull’altro. Inizialmente si era parlato di sei opere, ma due tavole laterali, raffiguranti i santi Benedetto e Gregorio, sono state ritrovate poche ore dopo il furto, abbandonate su un muretto esterno del museo.

La storia del Polittico di San Gregorio

Il Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473, è un’opera di grande rilievo per la storia della pittura rinascimentale siciliana. Commissionato da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia, il polittico era originariamente composto da sei tavole, di cui una oggi perduta. L’opera è stata danneggiata da un maldestro restauro ottocentesco e dal terremoto del 1908, che causò il crollo del museo che lo ospitava. Negli ultimi anni, è stato oggetto di numerosi interventi di restauro che hanno ripristinato, almeno in parte, il suo antico splendore.

Come è avvenuto il furto

Secondo una prima ricostruzione, almeno tre persone a volto coperto hanno tranciato una parte della ringhiera dell’ingresso secondario del museo per raggiungere le sale espositive. La tavoletta bifronte è stata estratta direttamente dalla teca blindata in cui era custodita. Il museo ha smentito che i sistemi di sicurezza siano stati elusi, precisando che allarme e videosorveglianza erano perfettamente funzionanti. Gli investigatori stanno ora ascoltando i custodi e analizzando le immagini delle telecamere interne e di quelle installate lungo la strada pubblica.

Le indagini e le dichiarazioni delle autorità

Il procuratore capo di Messina, Antonio D’Amato ha diramato una nota per il grande clamore suscitato dalla vicenda. La Procura procede contro ignoti per furto pluriaggravato di opere d’arte, reato previsto dall’articolo 518-bis, comma 2, del codice penale. Le indagini sono coordinate dalla Procura distrettuale e affidate alla squadra mobile della questura e ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Il procuratore ha sottolineato come in quei capolavori siano riposti la cifra culturale e il profilo identitario non solo di Messina e della Sicilia, ma dell’intero Paese.

La pista del mercato nero

Per gli investigatori, chi ha agito potrebbe aver lavorato su commissione di un mercante d’arte. Un elemento colpisce gli inquirenti: si tratta di dipinti su tavola, non su tela, quindi impossibili da arrotolare e molto più difficili da trasportare e nascondere. Un dettaglio che fa pensare a professionisti, con un piano preciso e una destinazione già individuata.

Il furto ha suscitato grande sconcerto e dispiacere tra le autorità e gli abitanti di Messina. La direttrice del museo, Marisa Mercurio ha dichiarato: “Siamo sconvolti. Si tratta di una grande perdita per il museo, per la città e per il mondo dell’arte.” Anche il sindaco Federico Basile ha condannato con fermezza il gesto, reso ancora più doloroso dal momento scelto: i ladri hanno agito proprio nelle ore in cui la Vara concludeva il suo percorso in piazza Duomo. Il ministro della cultura Alessandro Giuli ha espresso sconcerto e dispiacere, annunciando la piena collaborazione del Ministero con le autorità regionali.

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