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Domenico Caliendo: le chat dei medici e le modifiche alla cartella clinica

Le chat tra i medici dell’equipe che ha eseguito il trapianto di cuore a Domenico Caliendo rivelano modifiche alla cartella clinica. Scoperte quattro versioni del referto operatorio.

Domenico Caliendo: le chat dei medici e le modifiche alla cartella clinica

Le indagini sul trapianto di cuore eseguito a Napoli su Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto a febbraio scorso, hanno portato alla luce dettagli inquietanti. Le chat tra i medici dell’equipe rivelano modifiche alla cartella clinica, con quattro versioni del referto operatorio scambiate tra i professionisti coinvolti.

Il caso ha visto l’intervento della Procura di Napoli, che ha analizzato le conversazioni sui cellulari dei medici indagati. Le chat, scambiate su WhatsApp, mostrano un progressivo avvicinamento alla stesura definitiva del referto, datato 26 dicembre 2025.

Le quattro versioni del referto operatorio

Le quattro versioni del referto operatorio, inviate al cardiochirurgo Guido Oppido, presentano differenze significative. Nelle prime due bozze, non viene indicata la coincidenza temporale tra l’inizio della cardiectomia e l’apertura del contenitore refrigerato nel quale si trovava il cuore del donatore, prelevato a Bolzano.

Nelle versioni successive, invece, viene inserita l’indicazione secondo cui la rimozione del cuore del bambino sarebbe cominciata contestualmente all’apertura del contenitore che custodiva l’organo destinato al trapianto. Questo dettaglio è cruciale, poiché il cuore risultò congelato, non conforme alle linee guida.

La cronologia degli interventi

La Procura di Napoli, rappresentata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha ricostruito la sequenza degli eventi. Secondo gli inquirenti, le quattro stesure rappresentano altrettante fasi di modifica e adeguamento del racconto destinato a confluire nella documentazione definitiva.

Le prime due bozze del referto operatorio, scambiate tra la dottoressa Emma Bergonzoni e la dottoressa Mariangela Addonizio il 24 e il 25 dicembre 2025, contengono una diversa descrizione cronologica dei punti nodali dell’atto operatorio. Nella versione definitiva, invece, viene inserita una frase chiave: «l’equipe di espianto arriva in sala operatoria e procede all’apertura del sistema di trasporto per estrarre il cuore del donatore, nel mentre si inizia la cardiectomia».

Le indagini e le misure interdittive

Le indagini hanno portato alla misura di interdizione per un anno nei confronti dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni. Il prossimo 11 settembre è fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli per l’appello presentato dai legali dei due medici.

La difesa dei due professionisti napoletani, assistiti dai penalisti Maiello, Manes e Sorge, ha sempre insistito sulla correttezza della loro condotta. Tuttavia, le chat analizzate dalla Procura sembrano confermare l’ipotesi di falsificazione della documentazione clinica.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste i genitori di Domenico, ha dichiarato: «Apprendiamo che dall’estrazione delle chat dai cellulari degli indagati esisterebbero tre versioni del verbale operatorio del trapianto eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. Una sola è firmata: l’ultima. Nelle prime due si legge che l’organo, estratto dal sistema di trasporto, appare congelato. Nella versione definitiva la parentesi sparisce e compare un colpevole — il ghiaccio fornito dall’ospedale del prelievo era ghiaccio secco. Compare un dato che prima non c’era, venti minuti per estrarre il cuore. E compare una frase che in un verbale operatorio non ha ragione di stare: si decide comunque di provare a impiantare l’organo essendo l’unica scelta possibile».

La modifica decisiva, secondo la difesa, sta in tre parole: «nel mentre». Dove le prime stesure descrivevano operazioni una dopo l’altra, l’ultima dice che il contenitore viene aperto «nel mentre» si inizia la cardiectomia. Questo cambiamento temporale è al centro delle indagini e delle difese dei due professionisti.

Ora la parola ai giudici, che dovranno decidere sulla sospensione dei due chirurghi, in attesa di ulteriori sviluppi in questa complessa vicenda.

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