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Scopri la Casa Professa, la chiesa più riccamente decorata di Sicilia

La Casa Professa di Palermo racchiude più di mille opere barocche e i famosi marmi mischi, testimoniando secoli di arte e devozione.

Scopri la Casa Professa, la chiesa più riccamente decorata di Sicilia

Nel cuore del quartiere dell’Albergaria, nel vecchio mandamento di Palazzo Reale, si erge la Chiesa del Gesù più nota come Casa Professa. Questo edificio gesuita è considerato una delle testimonianze più preziose del Barocco siciliano dove l’architettura, la scultura e la pittura si uniscono in un unico, continuo spettacolo. Entrare nella chiesa equivale a percorrere un percorso museale: ogni colonna, ogni volta e ogni cappella raccontano una storia diversa, mentre i marmi mischi creano effetti di luce e colore che sembrano dipinti scolpiti nella pietra.

Il progetto nasce alla fine del Cinquecento, quando la Compagnia di Gesù decide di dare al nuovo quartier generale una sede capace di esprimere la propria spiritualità attraverso la magnificenza artistica. I lavori di costruzione hanno preso il via nel 1590 e, dopo più di quarant’anni di intensi interventi, la chiesa venne consacrata solennemente il 16 agosto 1636 dal cardinale Giannettino Doria. Il suo piano a tre navate a croce latina nasconde una facciata sobria, tipica delle strutture gesuitiche, che lascia spazio solo all’interno per una decorazione opulenta.

Le origini della Casa Professa e il progetto gesuita

Gli architetti gesuiti concepirono la struttura come un grande manifesto della fede, integrando l’arte con la liturgia. Le pareti sono state ricoperte da marmi colorati che, grazie alla tecnica del marmo mischio formano motivi geometrici, fiori e persino illusioni prospettiche. L’opera di intarsio, realizzata da maestri locali, ha trasformato la pietra in un vero e proprio arazzo di colori, capace di raccontare scenari biblici senza l’uso della pittura tradizionale. La facciata, pur mantenendo linee austere, introduce al visitatore la promessa di un interno riccamente adornato, dove la luce si rifrange sui marmi mischi creando giochi di ombra e luminosità.

L’arte in ogni pietra: marmo mischio, pittura e scultura

All’interno, la quantità di opere è impressionante: più di mille dipinti, sculture, bassorilievi e altari si susseguono, tutti realizzati da maestri del periodo barocco. Tra i più illustri troviamo Pietro NovelliVito D’AnnaIgnazio MarabittiGioacchino VitaglianoAntonio Grano e Rosalia Novelli. La caratteristica più distintiva, però, resta il marmo mischio una tecnica siciliana che combina tessere di marmo di diverse tonalità per ottenere decorazioni quasi pittoriche. Le colonne di marmo nero, i capitelli intagliati e gli altari monumentali si integrano con affreschi e dipinti che celebrano momenti sacri, creando un ambiente di profonda solennità.

Le cappelle laterali e i capolavori più celebri

Ogni cappella laterale è un micro-museo. Nella Cappella della Madonna di Trapani spicca una statua in marmo attribuita ad Antonello Gagini inserita in un contesto di intarsi policromi che danno l’impressione di una scena sospesa. La Cappella di Santa Rosalia ospita un dipinto di Vito D’Anna che ritrae la patrona di Palermo in veste da monaca basiliana, circondata da una ricca cornice dorata. Altre cappelle, come quelle dedicate ai Santi Martiri o all’Immacolata Concezione, conservano opere di Gioacchino Vitagliano e Ignazio Marabitti con sculture che mostrano un dinamismo tipico del tardo barocco. L’intero ambiente sembra raccontare una narrazione continua, dove ogni dettaglio è pensato per dialogare con il successivo.

Il danno della Seconda guerra mondiale e i lavori di restauro

Il 9 maggio 1943, durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, una bomba colpì la cupola della chiesa, provocandone il crollo e danneggiando gravemente il transetto e alcune decorazioni pittoriche del presbiterio. Dopo la guerra, il complesso fu oggetto di un lungo processo di ricostruzione: la cupola fu rifatta con tecniche moderne, mentre gli artigiani restaurarono i marmi e le sculture più danneggiate. Tra il 1954 e il 1956 si conclusero i primi grandi restauri, seguiti da interventi conservativi terminati nel febbraio 2009, che hanno permesso al luogo di tornare a brillare nella sua magnificenza originale. Oggi la Casa Professa è non solo un luogo di culto, ma anche una testimonianza vivente della capacità di rigenerazione dell’arte e della fede.

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