Da tre giorni le principali arterie autostradali del Sud Italia, in particolare l’A1 fra Napoli Nord e Caserta Sud e la A30 nella stessa zona, sono quasi inattive. I blocchi, organizzati da gruppi di autotrasportatori in segno di protesta contro l’aumento del prezzo del gasolio, hanno provocato un rallentamento della circolazione e, in alcuni tratti, un vero e proprio fermo.
Blocco delle autostrade A1 e A30: le conseguenze immediate
Le code si sono allungate per chilometri, con i tir costretti a sostare nei piazzali di servizio o a svoltare su strade provinciali minori. La situazione ha avuto un impatto diretto sulla logistica di alimentari: i primi banchi di frutta e verdura nei supermercati dei comuni limitrofi mostrano scaffali quasi vuoti, mentre i negozi di generi di prima necessità registrano un calo delle consegne. La penuria di prodotti freschi è già avvertita dai consumatori, che affollano i punti vendita temendo ulteriori carenze.
Scorte di frutta e verdura a vuoto
Nel borgo di Nola è stato riattivato il presidio dei camionisti, che ha deciso di rimanere in zona fino a quando non verrà ricevuto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Il comando del presidio ha annunciato che la protesta continuerà almeno fino a domani, alimentando il timore di una prolungata interruzione delle forniture.
Il presidio di Bari e le richieste dei consorzi
Parallelamente, nella regione Puglia, circa un centinaio di autotrasportatori partiranno da Altamura verso Bari con 35 motrici per manifestare le difficoltà dovute al caro carburante. L’iniziativa, promossa dal Consorzio Acar (Altamura Consorzio Autotrasportatori Riuniti), prevede un incontro con il presidente della Regione, Antonio Decaro, al lungomare di Bari. I camion saranno parcheggiati nell’area “Pane e Pomodoro” e non dovranno entrare nel centro cittadino.
Incontro con il presidente Decaro
Il consorzio sottolinea che le difficoltà dell’autotrasporto “riguardano tutta l’economia” perché incidono sulla distribuzione delle merci, sui costi per le imprese e sui prezzi al consumatore finale. La protesta mira a far percepire alle istituzioni il peso del prezzo del gasolio le difficoltà di accesso alla liquidità e la necessità di garanzie concrete per il settore.
Estensione della protesta al Mezzogiorno: Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata
Le mobilitazioni, iniziate in Puglia e calabria, si sono diffuse anche in Sicilia, Campania e Basilicata. In Sicilia, i porti di Catania e Gela hanno visto i tir bloccati, mentre a Gela i camion agricoli si sono uniti agli agricoltori contro il rincaro del carburante. Il Comitato Trasportatori Siciliani ha fissato come condizione per la revoca del blocco la firma di un protocollo d’impegni con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, previsto per il 20 ottobre a Milano.
Incontro a Milano con il ministro Salvini
Il tavolo istituzionale, anticipato dal 27 ottobre al 20 ottobre, riunirà le delegazioni degli autotrasportatori di Puglia, Calabria e Basilicata. I rappresentanti hanno chiesto impegni concreti su riduzione delle accise, credito d’imposta, costi dei traghetti e lo sblocco dei contributi arretrati. Hanno avvertito che la protesta rimarrà attiva finché non saranno ottenute garanzie scritte e misure operative, per tutelare le imprese e i lavoratori del settore.
Nel frattempo, le stazioni di servizio del Sud continuano a segnalare scorte in via di esaurimento: secondo il segretario di Fegica, Alessandro Zavalloni, tra il 60 % e il 70 % dei distributori è ancora a secco. Il quadro resta critico, e l’esito dell’incontro di Milano potrebbe determinare se le interruzioni si prolungheranno ulteriormente, con ricadute sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali.



