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Morte del cardinale Paolo Romeo, impegno contro la mafia e controversie

È scomparso a 88 anni il cardinale Paolo Romeo: arcivescovo emerito di Palermo, diplomatico della Santa Sede, impegnato contro la mafia e protagonista di una controversia sulla trasferta in Cina.

Morte del cardinale Paolo Romeo, impegno contro la mafia e controversie

Il cardinale Paolo Romeo è deceduto dopo una lunga malattia all’età di 88 anni presso l’ospedale San Marco di Catania, dopo gli ultimi anni trascorsi nella sua città natale, Acireale. Figura di spicco della Chiesa siciliana, è ricordato non solo per il ruolo pastorale a Palermo, ma anche per la lunga carriera nella diplomazia della Santa Sede e per l’impegno pubblico contro la mafia.

La sua vicenda abbraccia anni di ministero pastorale, un periodo di intensa attività diplomatica e momenti di controversia che hanno attirato l’attenzione mediatica nazionale. Nei prossimi giorni verranno celebrate le esequie: la camera ardente sarà allestita nella Basilica Cattedrale di Acireale il 27 ottobre a partire dalle ore 9.30, con una veglia di preghiera alle ore 20; le esequie si terranno il 28 ottobre alle ore 11 nella stessa Cattedrale.

La carriera ecclesiastica e la battaglia contro la mafia

Originario di Acireale, Paolo Romeo aveva costruito una carriera che lo portò a servire la Chiesa in ambienti internazionali: tra gli incarichi, prestigiose esperienze diplomatiche nelle Filippine, in Belgio, in Venezuela e in Ruanda. Nel 2010 fu creato cardinale da Papa Benedetto XVI mentre ricopriva la carica di arcivescovo di Palermo. Nel periodo palermitano si distinse per una presenza pubblica marcata e per discorsi che cercavano di scuotere le coscienze di una città ancora ferita dalla violenza mafiosa.

Impegno per le vittime e il processo di beatificazione

Tra gli atti più significativi del suo episcopato vi è l’impegno a favore della beatificazione di don Giuseppe Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso in odio alla fede, beatificazione celebrata il 25 maggio 2013. Romeo sottolineò in diverse occasioni l’incompatibilità tra la fede cristiana e i sistemi mafiosi: per lui i criminali «rifiutano il Dio della vita e dell’amore», parole che ricorrevano nelle sue omelie e nei momenti pubblici di riflessione.

La controversia del viaggio in Cina e le accuse sul presunto complotto

Nel febbraio 2012 la figura del cardinale fu coinvolta in una polemica nata attorno a un viaggio-lampo in Pechino avvenuto nel dicembre 2011. La trasferta, durata complessivamente cinque giorni con tre notti trascorse in città, venne descritta dallo stesso Romeo come un viaggio «privato», ma destò sospetti sull’esistenza di una possibile missione riservata della Santa Sede e su affermazioni a lui attribuite riguardo a un presunto complotto contro Papa Benedetto XVI.

Al centro della vicenda vi fu la diffusione di un appunto che riportava frasi attribuite al cardinale durante quella trasferta: secondo il testo, Romeo avrebbe parlato di manovre interne al Vaticano e avrebbe ipotizzato un’accelerazione degli eventi che avrebbe portato a un cambiamento al Soglio pontificio. Il cardinale negò le notizie diffuse e si allineò alle smentite ufficiali, pur mantenendo una certa riservatezza sui dettagli del viaggio. La vicenda generò giorni di intense consultazioni e confusione dentro e fuori la Curia.

Contesto e conseguenze

La controversia si inserì in un quadro più ampio di tensioni legate alla gestione della Santa Sede in quel periodo, con discussioni pubbliche e private su ruoli e responsabilità all’interno della Curia. Nonostante le polemiche, Paolo Romeo rimase una figura autorevole per la sua diocesi e continuò a promuovere iniziative pastorali fino alla conclusione del mandato a Palermo e al ritorno in Sicilia.

Negli ultimi anni della sua vita, dopo le dimissioni legate all’età, Romeo si era ritirato ad Acireale, dove mantenne rapporti con la comunità locale e venne ricordato dai vescovi siciliani per l’attenzione rivolta ai giovani, alle famiglie e alla formazione del clero, in particolare per la cura del seminario arcivescovile e per il sostegno a movimenti e associazioni ecclesiali.

La scomparsa del cardinale ha suscitato messaggi di cordoglio da parte dell’episcopato locale, che ne ha ricordato la dedizione al servizio della Chiesa, la dimensione diplomatica del suo ministero e l’impegno contro la criminalità organizzata che ha segnato in modo indelebile il suo mandato palermitano.

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