Il Tribunale di Asti continua a esaminare il processo Egea, un caso giudiziario che ha messo in luce una crisi da oltre 800 milioni di euro. La multiservizi albese, operante nei settori dell’energia, dell’acqua e dei servizi ambientali, è al centro di accuse di false comunicazioni sociali nei bilanci dal 2017 al 2021. La fase attuale vede la Giudice di Prima Istanza, Victoria Dunn, autorizzare la costituzione di parte civile di una decina di investitori, tra cui spicca il Comune di Alba, azionista pubblico più importante.
Le richieste di patteggiamento dei tre ex manager
Tre dirigenti che hanno ricoperto ruoli chiave all’interno del gruppo hanno presentato domande di patteggiamento. Valter Bruno, ex consigliere e amministratore delegato, ha stipulato con il legale Nicola Menardo un accordo che prevede una pena compresa tra un anno e quattro mesi, con sospensione condizionale. Giuseppe Zanca, ex presidente del consiglio di amministrazione, difeso da Nicola Gianaria e Alberto Mittone, ha chiesto una pena identica, mentre Daniele Bertolotti, ex amministratore di Egea Commerciale, assistito da Rinaldo Sandri, ha proposto un periodo di un anno e due mesi. Tutte le proposte puntano a chiudere il procedimento penale in modo rapido, evitando un processo più lungo e logorante.
Motivazioni addotte dai manager
Gli avvocati hanno sottolineato che i tre imputati hanno sempre agito “in buona fede”, sostenendo che le decisioni assunte fossero mirate al bene dell’azienda e dei soci, senza fini di arricchimento personale. L’onere emotivo di un processo penale prolungato è stato citato come ulteriore ragione per la scelta del patteggiamento. Tale decisione, però, non elimina la responsabilità penale, ma consente di beneficiare della sospensione condizionale della pena, riducendo così l’impatto sulla vita personale e professionale degli imputati.
L’opposizione di Pierpaolo Carini e il ruolo del Comune di Alba
Al centro del dibattito resta l’ex presidente e amministratore delegato, Pierpaolo Carini, che ha optato per il rito abbreviato anziché il patteggiamento. Difeso da Michele Galasso (Torino) e Alessio Lanzi (Milano), Carini ha condizionato la sua richiesta a una perizia tecnica approfondita e al confronto tra i periti di difesa – Renato Camodeca, commercialista e senior advisor di EY, e Fabrizio Santaloja, managing partner di EY – e quelli della Procura di Asti, diretti dalla procuratrice aggiunta Laura Deodato. Questa strategia mira a mettere in luce le anomali contabili che, secondo l’accusa, avrebbero falsato il patrimonio dell’azienda, creando un deficit patrimoniale già dal 2017.
Il Comune di Alba come parte civile
Il legale del Comune, Stefano Campanello, ha presentato la domanda di costituzione di parte civile, sottolineando che la città deteneva il 5,18 % del capitale di Egea, pari a più di cinque milioni di euro. L’impatto del fallimento non si è limitato al valore delle azioni: la perdita di un partner chiave ha comportato gravi disagi nei servizi di raccolta rifiuti, teleriscaldamento e gestione idrica, con costi amministrativi aggiuntivi per l’ente. Inoltre, l’associazione con una crisi di tale portata ha danneggiato l’immagine istituzionale del Comune, che aveva investito nella multiservizi per garantire servizi di qualità ai cittadini.
Le prossime udienze sono fissate per mercoledì 10 dicembre, quando si terrà il confronto tecnico tra i periti, e per mercoledì 17 dicembre, data in cui il giudice dovrà pronunciarsi sulla domanda di patteggiamento dei manager e sul rito abbreviato richiesto da Carini. La decisione finale influenzerà non solo il destino penale dei dirigenti, ma anche le prospettive di risarcimento per gli azionisti e per il Comune di Alba, che sta cercando di recuperare le perdite subite a seguito del tracollo della multiservizi.



