Venerdì 30 ottobre la capitale siciliana è diventata il fulcro di una protesta coordinata a livello nazionale. L’Usb Palermo ha convocato un sciopero generale che ha visto la partecipazione di oltre cinque mila persone, secondo le stime degli organizzatori, e circa un migliaio di agenti di polizia per garantire la sicurezza. Il corteo è partito alle 9 dal vivace Politeama, attraversando via Ruggero Settimo e giungendo fino al Teatro Massimo, per poi diluirsi in altre zone del centro storico. La manifestazione ha riunito studenti universitari, liceali, insegnanti, agricoltori, autotrasportatori, pensionati e cittadini comuni, tutti accomunati da un unico slogan: “Contro guerra e carovita, blocchiamo tutto”.
Le richieste chiave: salari, sanità, istruzione e fine al riarmo
Tra i cartelli più visibili spiccava la frase “Reddito e salute per tutti, la crisi la paghino i ricchi”, un chiaro invito a riorganizzare la redistribuzione della ricchezza nazionale. I sindacalisti hanno denunciato la concentrazione della ricchezza nelle mani del 10% più ricco, che controllerebbe più del 60% del patrimonio netto, mentre la metà più povera si aggirerebbe intorno al 7,2%. Allo stesso tempo, i dati forniti dal sindacato indicano la chiusura di quasi 300 mila imprese nel 2025, con un aumento dei lavoratori precari e sottopagati. Le richieste principali includono un salario minimo garantito, l’incremento dei fondi destinati a sanità e istruzione e il blocco degli investimenti nella militarizzazione del Paese.
Il legame tra riarmo e precariato
Luigi Del Prete, responsabile dell’Usb a Palermo, ha sottolineato che la spesa per l’armamento sottrae risorse cruciali a settori come la scuola pubblica, dove gli investimenti sono in calo costante. Marco Militello, delegato della federazione del sociale, ha evidenziato come i giovani lavoratori della città guadagnino dal 2 al 4 euro l’ora con contratti simulati o senza qualunque forma contrattuale, ricollegando questa precarietà alle logiche dell’escalation bellica. Inoltre, il sindacato ha lanciato un avviso al governo regionale, segnalando che l’80% degli istituti scolastici in Sicilia non rispetta gli standard di sicurezza e che i processi di privatizzazione della sanità e dei trasporti stanno peggiorando la qualità dei servizi.
Il coro dei giovani e la denuncia delle politiche abitative
Giorgio, studente universitario e portavoce di Cambiare Rotta, ha ricordato che il costo della vita sta diventando insostenibile per le nuove generazioni: affitti che superano i 990 euro al mese, bollette in continuo aumento e difficoltà a reperire materiale didattico. La protesta ha inoltre evidenziato il problema degli alloggi pubblici, che rappresentano appena il 2% del patrimonio immobiliare regionale, lasciando milioni di famiglie in una condizione di vulnerabilità abitativa. In diverse piazze, i manifestanti hanno sventolato striscioni con messaggi di solidarietà verso la Palestina e hanno chiesto la fine delle politiche “razzi e armi” con richieste di fondi per istruzione, sanità e salario minimo.
Le forze dell’ordine hanno monitorato l’avanzamento del corteo senza segnalare episodi di violenza. La marcia ha attraversato il Teatro Massimo, la via Cavour, piazza XIII vittime e via Crispi, per concludersi nella piccola piazzetta della Pace, dove i partecipanti hanno tenuto un breve discorso collettivo invitando tutte le categorie – studenti, lavoratori, agricoltori, pensionati – a mantenere alta la pressione sulle istituzioni. L’appello finale, pronunciato da rappresentanti di Rifondazione Comunista, ha ribadito la necessità di una piena alleanza tra mondo del lavoro e formazione, richiedendo una revisione delle politiche di privatizzazione e una sfida condivisa per riportare al centro i diritti fondamentali di cittadini e cittadini.



