9 Settembre 2026

Cassazione respinge i ricorsi: confermate le pene per l’alluvione di Casteldaccia

La corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi collegati all'alluvione del 3 novembre 2018 a Casteldaccia: il sindaco Giovanni Di Giacinto è stato condannato a due anni, il proprietario della villetta a un anno e dieci mesi, mentre l'architetto della Protezione civile è stata assolta

Cassazione respinge i ricorsi: confermate le pene per l’alluvione di Casteldaccia

La Corte di Cassazione, con decisione definitiva del 30 maggio 2026, ha respinto i ricorsi collegati alla tragica alluvione che il 3 novembre 2018 ha travolto una villetta in contrada Dagale Cavallaro a Casteldaccia, causando la morte di nove persone. La sentenza conferma la condanna per il sindaco Giovanni Di Giacinto a due anni di reclusione, pena sospesa, e per il proprietario dell’immobile, Antonio Pace, a un anno e dieci mesi, mentre è stata ribadita l’assoluzione dell’architetto e responsabile della Protezione civile comunale Maria De Nembo.

Il quadro giudiziario e le motivazioni principali

La decisione della Cassazione chiude il percorso processuale iniziato dopo la tragedia del 3 novembre 2018. Per l’accusa, gli eventi che hanno portato la furia del fiume Milicia contro la villetta avrebbero potuto essere prevenuti o gestiti diversamente, configurando il reato di omicidio plurimo colposo. La Corte ha così reso definitiva la sentenza d’appello che aveva già ridotto la pena originaria nei confronti del sindaco, passata da tre anni in primo grado a due anni in appello.

Conseguenze penali e amministrative

Dal punto di vista penale la sentenza è definitiva, ma il profilo amministrativo rimane aperto: la legge prevede che la decadenza per gli amministratori si verifichi solo in presenza di reati dolosi, mentre per i reati colposi la posizione può essere oggetto di un vaglio da parte degli uffici prefettizi e regionali. In questo caso la prefettura di Palermo e l’assessorato regionale agli Enti locali valuteranno la posizione del sindaco solo dopo la comunicazione formale dell’esito della sentenza da parte della Procura generale del capoluogo siciliano.

Le vittime e le ripercussioni civili

La tragedia causò la morte di nove persone all’interno dell’abitazione, tra cui tre bambini: Rachele Giordano (un anno), Francesco Rughoo (3 anni) e Federico Giordano (15 anni), oltre a Monia, Antonio e Marco Giordano, Nunzia Flamia, Matilde Comito e Stefania Catanzaro. I familiari delle vittime si erano costituiti parte civile, assistiti da avvocati che hanno seguito l’intero iter processuale.

Risarcimenti e provvisionali

Sul fronte civile i condannati sono tenuti al pagamento dei danni, che saranno quantificati in sede civile. In appello era stata disposta una provvisionale per i parenti delle vittime, inizialmente fissata in 700.000 euro e poi ridotta a 140.000 euro: importi che segnano solo una fase del contenzioso risarcitorio, destinato a svilupparsi ancora nelle aule civili.

La reazione del sindaco e il dibattito pubblico

Alla notizia della sentenza il sindaco Giovanni Di Giacinto ha pubblicato un lungo post sui canali social del Comune, in cui esprime prima di tutto rispetto per le vittime e i familiari, ma anche profonda delusione per l’esito giudiziario. Pur dichiarando di non condividere la decisione della Cassazione, il sindaco ha annunciato l’intenzione di continuare a svolgere le proprie funzioni amministrative con determinazione.

Impatto sulla comunità locale

La vicenda rimane un nodo sensibile per la comunità di Casteldaccia, che affronta ancora il lutto e le domande sull’adeguatezza delle misure di prevenzione e protezione civile. La sentenza definitiva non chiude il confronto pubblico sulle responsabilità collettive e sulle pratiche di gestione del rischio idrogeologico, questioni che continuano a essere al centro del dibattito locale e regionale.

Prossimi passi e aspetti procedurali

Dopo la comunicazione ufficiale della Procura generale, gli uffici competenti valuteranno eventuali provvedimenti amministrativi. Parallelamente, sul piano civile proseguiranno le azioni per il risarcimento dei danni da parte delle famiglie. Rimane, infine, il tema più ampio delle politiche di prevenzione: l’evento del 3 novembre 2018 è stato in diverse ricostruzioni definito un caso di evento imprevedibile ma non necessariamente inarginabile, e la sentenza giudiziaria avrà effetti anche sulle pratiche future di tutela del territorio.

In sintesi, la pronuncia della Cassazione del 30 maggio 2026 chiude il capitolo penale con conferme e assenze di responsabilità per alcuni imputati, ma apre scenari amministrativi e civili che andranno affrontati nelle prossime settimane per dare risposta alle famiglie e alla comunità colpita.

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