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Dimissioni in blocco a Isnello: il gruppo Fare Comunità lascia il consiglio

Tre esponenti di Fare Comunità hanno rassegnato le dimissioni dal Consiglio Comunale di Isnello: l'annuncio è avvenuto nell'assemblea pubblica dell'auditorium del Centro sociale il 1 giugno e le lettere sono state formalizzate il giorno dopo, nel contesto della Festa della Repubblica

Dimissioni in blocco a Isnello: il gruppo Fare Comunità lascia il consiglio

I tre consiglieri del gruppo di minoranza Fare Comunità hanno rassegnato le dimissioni dal Consiglio comunale di Isnello, dopo averne dato comunicazione pubblica il 1 giugno 2026 durante un’assemblea nell’auditorium del Centro socialee aver depositato le lettere l’indomani, Festa della Repubblica. La decisione, illustrata dall’ex capogruppo Gianpiero Caldarelladetermina una composizione dell’aula temporaneamente priva di opposizione in attesa delle eventuali surroghe.

L’uscita compatta della minoranza incide sul funzionamento dell’organo e apre un confronto sul rapporto fra maggioranza e rappresentanza. Il gesto è stato presentato come scelta politica condivisa, legata alla presunta assenza di agibilità per l’esercizio del mandato e a criticità strutturali dei piccoli comuni. L’ente dovrà ora gestire gli adempimenti formali e la riorganizzazione dei lavori consiliari e delle commissioni.

Assemblea del 1 giugno e formalizzazione il 2 giugno

Nell’incontro pubblico del 1 giugno 2026, ospitato nell’auditorium del Centro socialei tre consiglieri hanno esposto alla cittadinanza il percorso che ha portato alla scelta, rispondendo a domande e illustrando le conseguenze istituzionali. L’assemblea è stata pensata come strumento di trasparenza e confronto diretto, evitando letture indirette e concentrando l’attenzione sulla natura collegiale della decisione. L’ultimo aggiornamento: 5 giugno 2026conferma la sequenza: comunicazione pubblica e successiva formalizzazione.

Le dimissioni sono state protocollate il 2 giugno, Festa della Repubblica, definendo l’assetto immediato del Consiglio con la sola maggioranza in carica fino alle eventuali surroghe dei primi non eletti. La scelta ha comportato ricadute anche sull’operatività delle commissionidove i dimissionari ricoprivano ruoli, e sull’agenda dei lavori d’aula, che dovrà essere aggiornata in base alla nuova composizione. L’uscita è stata descritta come atto istituzionale di protesta e segnale politico al paese.

Le motivazioni nel documento di Fare Comunità

Nelle lettere consegnate e nel documento illustrato pubblicamente, i tre consiglieri hanno chiarito che le dimissioni «non sono dettate da motivazioni personali», ma da ciò che definiscono una compressione degli spazi di azione e confronto. «Mancano i presupposti di agibilità politica che dovrebbero essere la base su cui poggia un’istituzione repubblicana», si legge, con il riferimento a dinamiche che avrebbero reso «distanti» i processi decisionali dalla partecipazione. L’ex capogruppo Caldarella ha rimarcato il valore simbolico del gesto e la sua finalità di stimolo al dibattito.

Il testo colloca la scelta «a quattro anni dall’inizio del mandato» e «con un anno» alla scadenza naturale della consiliatura, presentandola come segnale di allarme per le piccole comunità. Vengono richiamati fattori demografici come lo spopolamento e pratiche ritenute poco favorevoli alla partecipazione e alla trasparenza. Una frase provocatoria del documento, «Abbiamo urgentemente bisogno di nuovi baroni», è stata utilizzata per criticare l’inerzia e l’auto-riproduzione di élites locali; gli autori affermano: «non è certo con gioia che mi appresto a compiere questo gesto», indicando il costo politico e personale della decisione.

Implicazioni istituzionali e passaggi successivi

Con l’uscita del gruppo di minoranza, l’aula resta composta dai soli rappresentanti della maggioranza fino all’eventuale ingresso dei consiglieri non eletti aventi diritto. Gli uffici comunali dovranno attivare le procedure di surroga previste dalla normativa, aggiornando la composizione delle commissioni e l’assegnazione delle deleghe interne. La dinamica impone una ricalibratura del confronto politico in Consigliocon possibili effetti sull’iter di deliberazioni già calendarizzate e sulla discussione degli atti di programmazione.

Nel documento dei dimissionari si richiama anche l’attesa di interventi normativi sui mandati dei sindaci nei comuni sotto i 5 mila abitanti, collegando le criticità locali a trend nazionali. La prospettiva, secondo le lettere, è che senza correttivi si consolidi un quadro di immobilismo e di scarsa alternanza. A Isnello, l’attenzione resta rivolta alle comunicazioni ufficiali sulla surroga e alla riorganizzazione degli organismi consiliari; resta da verificare se i meccanismi sostitutivi produrranno un riequilibrio dell’assemblea o una prosecuzione della fase con sola maggioranza in aula.

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