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Anniversario della strage di Capaci: memoria, arte e giovani a Palermo

Maria Falcone ha scelto una presenza sobria sul palco; a Palermo opere dagli Uffizi e una rete di giovani mantengono viva la memoria

Anniversario della strage di Capaci: memoria, arte e giovani a Palermo

Nel giorno che segna il 34° anniversario della strage di Capaci del 23 maggio 1992, Palermo si è raccolta sotto l’Albero Falcone in via Notarbartolo per una commemorazione essenziale ma densa di significato. La piazza ha accolto un intervento singolare: sul palco è salita Maria Falcone, che ha voluto parlare in prima persona e senza orpelli, ribadendo la centralità della memoria nel contrasto alla mafia.

Alla base dell’appuntamento c’è l’idea che il ricordo non debba essere rituale ma operativo: tra i presenti e i partecipanti ci sono giovani arrivati da diverse regioni d’Italia, chiamati a leggere i nomi delle vittime esattamente alle 17.58, l’ora simbolo dell’attentato. Questo gesto collettivo è pensato come una prova di unità nazionale e come un segnale concreto di memoria attiva contro ogni forma di oblio.

Un ricordo sobrio e deciso

La cerimonia ha scelto toni contenuti ma inequivocabili: la scelta di avere un solo intervento pubblico sul palco ha voluto sottolineare la volontà di non spettacolarizzare il dolore ma di trasformarlo in responsabilità civica. I nomi pronunciati ricordano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, e diventano il punto di riferimento per chi, nella città e nel Paese, continua a lavorare per la legalità.

Il valore del gesto civile

La lettura dei nomi da parte di giovani volontari provenienti da più province è stata concepita come una forma di trasmissione intergenerazionale: non un mero rituale, ma un atto pubblico che manifesta come la memoria sia una risorsa per il futuro. In questo contesto si è ribadito che non è possibile cantare vittoria definitiva, perché la criminalità organizzata spesso si riorganizza quando cala l’attenzione pubblica.

L’arte come ponte verso la rinascita

Parallelamente alle commemorazioni in piazza, la Fondazione Falcone ha promosso la mostra intitolata Il segno della Rinascita, realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi. Tra i capolavori inviati a Palermo figurano l'”Adorazione del bambino” di Gherardo delle Notti e due opere di Bartolomeo Manfredi, “I giocatori di carte” e “Concerto”, restaurate e ricostruite dopo l’attentato ai Georgofili la notte tra il 26 e il 27 maggio 1993.

Opere, memoria e simboli

Le tele e le copie esposte, insieme a opere su carta contemporanee, sono ospitate presso il Museo del presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e rimangono in visione fino al 19 luglio. Il progetto espositivo è pensato come uno specchio critico: guardando il passato attraverso l’arte si sollecita la società a rimodellare il presente in termini di libertà, coraggio e impegno civico, con i giovani e le scuole in prima linea.

Programmi, istituzioni e responsabilità collettiva

Il calendario delle iniziative ha previsto una conferenza pubblica il 22 maggio nella Biblioteca Blu di Palazzo Jung per presentare il progetto e la mostra, con la partecipazione del direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde, della presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo e di rappresentanti dell’Agenzia italiana della gioventù, tra cui Federica Celestini Campanari. Il 23 maggio, la giornata inaugurale della mostra alle ore 10 (in diretta Rai Tg1) ha visto la partecipazione di esponenti del governo e delle istituzioni: il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Libri, formazione e memoria duratura

Accanto alle manifestazioni pubbliche, testi recenti e saggi contribuiscono a mantenere vivo il dibattito: pubblicazioni rivolte ai ragazzi, come “Gli eroi della nostra repubblica” di Francesca De Sanctis o “Il coraggio di Giovanni” di Angelo Di Liberto, si affiancano a inchieste e studi storici per adulti, tra cui opere di Matteo Di Figlia, Luigi Li Gotti con Saverio Lodato e Enzo Ciconte. Questi contributi sono strumenti concreti per formare coscienze critiche e consolidare una cultura antimafia che non si esaurisca nelle commemorazioni.

Nel complesso, le iniziative di Palermo mostrano un approccio composito: la commemorazione pubblica, l’impegno culturale e la partecipazione dei giovani vengono messi in rete per trasformare il ricordo in pratica civica. La speranza è che questo intreccio duri nel tempo e impedisca alla criminalità di trarre vantaggio dall’oblio o dall’indifferenza.

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