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Attacco al bar Chéri allo Zen a Palermo: nuove fiamme e una catena di intimidazioni

Un gesto incendiario ripreso dalle telecamere del bar Chéri allo Zen riaccende i timori a Palermo: la squadra mobile indaga su possibili legami con la mafia di San Lorenzo e una serie di assalti che va da Lo Zen a Isola delle Femmine.

Attacco al bar Chéri allo Zen a Palermo: nuove fiamme e una catena di intimidazioni

Un uomo incappucciato ha appiccato il fuoco alle unità esterne dei condizionatori del bar Chéri nello Zen di Palermo ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre agiva e fuggiva in pochi secondi. L’episodio si inserisce in una sequenza di intimidazioni che ha toccato diverse attività tra la costa nord e l’hinterland, con indagini in corso da parte del commissariato San Lorenzo e della squadra mobile. Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2026.

Il caso è rilevante perché rafforza l’ipotesi di un racket attivo e organizzato, capace di colpire in più punti e in rapida successione. La tempestiva risposta dei Vigili del Fuoco ha circoscritto i danni al bar, ma la reiterazione degli avvertimenti suggerisce una pressione crescente sul tessuto commerciale.

Telecamere, fiamme e intervento dei Vigili del Fuoco al bar Chéri

Le telecamere del locale hanno ripreso un soggetto con il volto coperto avvicinare una fonte di fuoco ai condensatori esterni, collocati vicino alla veranda, e allontanarsi subito dopo. Gli investigatori valutano la presenza di un complice che lo abbia atteso su uno scooter elettrico senza targa per agevolare la fuga e ridurre i rischi di identificazione, elemento che rientra nelle ipotesi di lavoro.

Le fiamme hanno danneggiato gli impianti, ma l’intervento dei Vigili del Fuoco ha evitato che l’incendio si propagasse alla struttura. La squadra mobile ha acquisito ulteriori filmati e sta rafforzando la mappa degli spostamenti dell’attentatore, mentre il commissariato San Lorenzo coordina l’attività informativa sul territorio per agganciare eventuali testimoni e ricostruire i movimenti pre e post attacco.

La pista del racket e la sequenza degli avvertimenti

L’azione è arrivata a distanza di pochi giorni da un doppio ritrovamento davanti all’ingresso del bar: due bottiglie una con liquido infiammabile e un biglietto con la cifra 5.000 euro l’altra piena di petardi. Quest’ultima è esplosa all’interno della veranda, ma i materiali ignifughi hanno impedito l’innesco e la propagazione di un incendio.

Il lancio della bottiglia con petardi aveva già segnalato una precisa volontà intimidatoria nello stesso punto poi colpito dalle fiamme dei condizionatori. La reiterazione degli episodi, con un crescendo di rischio, ha consolidato la lettura investigativa di un avvertimento riconducibile a dinamiche estorsive, con segnali espliciti e richieste economiche a esercenti e operatori locali.

Indagini tra Zen, Tommaso Natale, Sferracavallo, Capaci e Isola delle Femmine

Negli ultimi mesi la catena di atti intimidatori si è allargata dal quartiere Zen verso Tommaso Natale e Sferracavallo fino a Capaci e Isola delle Femmine. Sono stati colpiti bar, ristoranti, tabaccherie, sale da barba, lidi e anche la sede locale di Sicily by Car in un mosaico che suggerisce un disegno unitario o più nuclei coordinati sul territorio.

Nonostante il blitz dell’11 giugno, che ha portato all’arresto di otto giovani del quartiere, la scia di danneggiamenti e incendi non si è fermata. La squadra mobile sta cercando convergenze tra i vari episodi per stabilire se vi sia un comando univoco o una pluralità di gruppi minori che replicano metodi e messaggi, con effetti cumulativi di pressione sulle attività economiche.

Giovani esecutori, tariffario e leadership del mandamento di San Lorenzo

Dalle risultanze emergono giovani incaricati dei “lavoretti” con un tariffario che spazerebbe da poche centinaia a migliaia di euro a seconda della pericolosità dell’azione. Figure più anziane trarrebbero vantaggio dalla disponibilità di manodopera, offrendo denaro, abbigliamento, gioielli o auto per alimentare il reclutamento e mantenere il controllo delle leve operative nei quartieri.

Nel mandamento di San Lorenzo sono stati indicati in passato ruoli di vertice per i fratelli Nunzio e Domenico Serio mentre tra gli esponenti influenti vengono citati Calogero Lo PiccoloGiuseppe Serio e Giuseppe Biondino. La coesistenza di leadership storiche e gruppi emergenti crea incertezza sulla catena di comando, con il dubbio su chi fornisca armi, logistica e coperture ai picciotti incaricati degli avvertimenti sul territorio.

Le indagini hanno registrato negli ultimi mesi episodi nello Zen a carico anche di un barbiere e di una parruccheria, oltre al bar Chéri, delineando un perimetro di pressione che attraversa le attività a maggiore esposizione al pubblico. Alcuni commercianti avrebbero respinto richieste estorsive altri avrebbero pagato senza formalizzare denunce, con esiti disomogenei e un clima di timore diffuso tra i quartieri interessati.

Parallelamente, gli investigatori hanno osservato la presenza di contenuti social in cui giovani del quartiere ostentano stile di vita e riferimenti alla tradizione criminale, enfatizzando il rifiuto della povertà rispetto al rischio del carcere. Questo elemento comunicativo contribuisce alla costruzione di un ecosistema di consenso e intimidazione, dove messaggi, gesti plateali e azioni lampo come l’attacco ai condizionatori del bar Chéri si tengono insieme.

L’attenzione resta alta lungo l’asse che dallo Zen arriva a Isola delle Femmine, con l’obiettivo di collegare i singoli episodi ai mandanti e agli esecutori materiali. La squadra mobile continua ad acquisire filmati e testimonianze per stabilire responsabilità, ruoli e connessioni con la struttura tradizionale della Cosa Nostra nel mandamento di San Lorenzo, verificando in parallelo l’ipotesi del complice su scooter elettrico senza targa nella fuga dall’ultima scena del crimine.

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