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Chiedere giustizia per Daniele Discrede: la famiglia sollecita la riapertura delle indagini

La famiglia di Daniele Discrede chiede la riapertura delle indagini sull'omicidio avvenuto il 24 maggio 2014 a Palermo: dubbi sulle immagini delle quattro telecamere, campioni di dna conservati e l'archiviazione del 2026 mantengono aperto il caso.

Chiedere giustizia per Daniele Discrede: la famiglia sollecita la riapertura delle indagini

Il ricordo di una serata che ha spezzato una vita riemerge con richieste precise: la famiglia di Daniele Discrede imprenditore di 41 anni, chiede che venga considerata la riapertura delle indagini sull’omicidio avvenuto il 24 maggio 2014 a Palermo. Quel giorno, nel cortile davanti all’ingrosso di bevande New cash and carry in via Roccazzo Daniele fu colpito da sei proiettili alle 21.45 davanti alla figlia di otto anni. Da allora sono trascorsi dodici anni e, secondo la famiglia, molti elementi restano da chiarire.

La richiesta di chiarimenti nasce da due nodi concreti: la gestione delle immagini di videosorveglianza e i campioni biologici recuperati dalla scena e dall’auto usata dai presunti aggressori. Le domande rivolte agli inquirenti riguardano in particolare la disponibilità e l’esame di quelle prove alla luce degli strumenti investigativi attuali.

Telecamere, immagini mancanti e il sospetto sulla Citroen C4

Secondo il legale della famiglia, Antonino Gattuso nell’area erano installate quattro telecamere di videosorveglianza e agli avvocati sono state consegnate alcune registrazioni, tranne quelle della telecamera all’ingresso del parcheggio dove si trovava il piazzale dell’attività. La famiglia ritiene che proprio in quelle immagini potrebbe essere visibile l’arrivo dei rapinatori a bordo di una Citroen C4 vettura che varcò il cancello e dalla quale uscirono tre persone poi fuggite.

Il punto centrale è che, se nelle immagini i malviventi non avessero il volto coperto in strada, potrebbero essere stati ripresi mentre si avvicinavano, prima di entrare nel piazzale; tuttavia, secondo l’avvocato, quelle registrazioni non sono mai state fornite agli interessati. La famiglia si chiede

La vettura e gli indizi raccolti

La Citroen C4 utilizzata quella sera era stata rubata e, secondo le informazioni emerse, era stata impiegata in altre rapine. All’interno furono rinvenuti oggetti riconducibili all’azione criminale, tra cui alcune lattine di bibite e delle maschere per coprire il volto. La presenza di tali elementi ha portato all’estrapolazione di campioni biologici che, se analizzati con le banche dati odierne, potrebbero fornire nuovi riscontri.

Denaro rubato, ipotesi sulla dinamica e l’archiviazione del 2026

Al momento dell’agguato il commerciante aveva con sé un borsello contenente 4.500 euro che venne sottratto durante l’azione. Restano aperte due piste interpretative: quella della rapina finita in tragedia e quella di un’esecuzione collegata a questioni irrisolte. I legami fra queste ipotesi non sono stati chiariti e la famiglia sottolinea come la vittima fosse un lavoratore senza precedenti penali, un aspetto che alimenta il sospetto che non si sia trattato di un episodio riconducibile a condotte pregresse.

Le indagini, dopo anni di attività, furono archiviate nel 2026. Da allora, secondo il fratello di Daniele, Vito Discrede la famiglia non ha ricevuto aggiornamenti significativi: “Dal 2026, anno in cui è avvenuta l’archiviazione delle indagini non ci diamo pace”. La sensazione è che elementi potenzialmente utili non siano stati confrontati con gli strumenti tecnici più recenti.

Campioni di dna e l’appello per nuovi accertamenti

L’avvocato Gattuso afferma: “Mi risulta che siano stati estrapolati dei campioni di dna” ma ricorda che all’epoca non esistevano banche dati così aggiornate come quelle attuali in grado di effettuare confronti esaustivi. Per questo motivo chiede che quegli esami vengano riesumati e rianalizzati con le risorse forensi odierne, nella speranza di ottenere riscontri concreti che possano collegare i reperti a persone già note alle autorità.

Un ulteriore elemento rilanciato dalla famiglia riguarda un episodio accaduto in un’altra zona della città: uno dei poliziotti arrestati anni fa nel quartiere Zen sostenne di aver ricevuto informazioni confidenziali e di avere appreso l’identità di uno dei rapinatori, ma da allora non sono emersi sviluppi pubblici su quel filone. Tale circostanza alimenta ulteriori interrogativi sulla completezza delle indagini e sulla necessità di ricostruire ogni passaggio investigativo.

La richiesta formale è chiara: riaprire il fascicolo, riesaminare le immagini mancanti e sottoporre i campioni conservati a nuove analisi con le attuali banche dati. La famiglia e il loro legale chiedono che si tolga il velo su quanto accaduto quella sera di maggio e che venga data una risposta alla domanda che li accompagna da dodici anni: chi ha ucciso Daniele e perché?

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