La commissione regionale Antimafia ha riunito rappresentanti delle istituzioni e della società civile nel quartiere marinaro di Sferracavallo per discutere dell’ondata di minacce e azioni intimidatorie che sta colpendo commercianti e imprenditori della zona nord di Palermo e dei comuni limitrofi. Sul tavolo, oltre alla partecipazione delle autorità locali, è finita anche la reazione alla proposta del governo di installare 60 telecamere in città, annunciata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Dal quartiere alla Regione: perché la seduta era necessaria
La scelta di tenere la seduta pubblica dentro l’istituto comprensivo di Sferracavallo non è stata casuale: si è voluto riportare il confronto vicino alle persone che subiscono intimidazioni. Il presidente della commissione, Antonello Cracolici, ha spiegato che gli atti recenti non possono essere letti come semplici episodi isolati di violenza urbana, ma indicano una strategia criminale più strutturata, con obiettivi chiari verso la città e le attività economiche.
Attori e partecipazione
Alla seduta hanno partecipato il presidente della Regione, il prefetto di Palermo, il presidente del tribunale, componenti della commissione nazionale Antimafia, i sindaci dei comuni vicini (tra cui Capaci, Carini e Isola delle Femmine), rappresentanti delle associazioni antiracket e delle organizzazioni di categoria. L’intento dichiarato è stato mettere in rete risorse istituzionali e sociali per supportare chi subisce minacce, evitando che imprenditori e commercianti rimangano isolati.
Le telecamere non bastano: il paragone e la critica
Pur riconoscendo che migliorare la videosorveglianza può avere un ruolo, Cracolici ha liquidato come insufficiente l’annuncio delle 60 telecamere per Palermo, paragonandolo a una risposta superficiale rispetto alla gravità del fenomeno. Per spiegare la distanza tra promesse e realtà, ha utilizzato una battuta che richiama l’immagine storica di Maria Antonietta, sottolineando come offerte simboliche possano risultare irrilevanti di fronte a problemi strutturali.
Perché la videosorveglianza è limitata
La videosorveglianza può essere utile per ricostruire fatti e identificare responsabili, ma non agisce sulle radici della criminalità: il controllo del territorio, la penetrazione economica, le reti di intimidazione e la tutela delle vittime restano questioni che richiedono misure coordinate, prevenzione sociale e sostegno legale alle imprese colpite. Cracolici ha sottolineato la necessità di piani integrati, non solo di interventi tecnici.
Risposte concrete e reazione della comunità
Oltre all’allarme lanciato dalla commissione Antimafia, è emersa una volontà condivisa di reagire: manifestazioni, cortei e iniziative pubbliche che hanno visto la partecipazione attiva dei cittadini sono citate come segnali positivi di una comunità che non accetta la resa. Il presidente ha invitato le istituzioni a sostenere queste reazioni, offrendo protezione e strumenti concreti per chi denuncia e per chi subisce danni economici.
Sostegno alle vittime e tutela economica
Tra le richieste avanzate durante la seduta ci sono interventi per ricompensare i danni materiali subiti, percorsi di assistenza legale per le vittime di estorsione e intimidazione e la creazione di un coordinamento stabile tra Prefettura, Comune e forze dell’ordine. L’idea è costruire una rete che unisca prevenzione, repressione e supporto sociale, evitando che le singole iniziative restino isolate.
La discussione a Sferracavallo ha rimarcato infine un punto fondamentale: la sicurezza del tessuto economico e sociale non si tutela soltanto con strumenti tecnologici, ma con politiche pubbliche che combinino azione giudiziaria, misure economiche di protezione e una partecipazione civica attiva. Per Cracolici, sottovalutare la portata di quanto sta accadendo equivarrebbe a favorire il ritorno della paura e a indebolire la risposta collettiva contro la mafia.
Il richiamo finale del presidente della commissione è stato chiaro: serve un piano organico e tempestivo che vada oltre le promesse simboliche, con l’obiettivo di ricostruire fiducia, garantire protezione alle imprese e spezzare la strategia criminale in atto.



