28 Settembre 2026 ☀ 20°

Da San Casciano al cuore delle Madonie: 64 tappe, 1.600 km

Gianfranco Scialabba, 68 anni, ha camminato 1.600 km in 64 tappe per ritrovare le proprie radici nelle Madonie.

Da San Casciano al cuore delle Madonie: 64 tappe, 1.600 km

Il 68-anno Gianfranco Scialabba ha intrapreso un’odissea a piedi che lo ha condotto da San Casciano Val di Pesa, nel cuore del Chianti, fino alle Madonie siciliane. Con 1.600 chilometri percorsi in 64 tappe il suo “Cammino di Sant’Anna” è diventato un vero e proprio pellegrinaggio di memoria, dedicato al padre Antonio Scialabba e alla madre Anna Cancila, originari di Castelbuono.

Imprenditore artigiano in pensione e appassionato runner, Scialabba è anche fondatore dell’associazione “I Pellegrini Mercatalini”. La decisione di affrontare l’intero percorso a piedi nasce da una profonda ricerca delle proprie radici un desiderio di toccare con i piedi i luoghi narrati dai genitori durante la sua infanzia.

Da San Casciano al Sud d’Italia: la prima metà del percorso

Il viaggio è iniziato nella pittoresca contrada di San Casciano Val di Pesa, da dove ha iniziato a solcare le colline toscane, attraversando l’Emilia, la Romagna e la Lombardia, per poi discendere verso il Lazio e la Campania. Ogni tappa è stata segnalata da piccoli eventi di rito, dove i pellegrini locali lo hanno accolto con acqua e pane, rinforzando il senso di una comunità itinerante. La scelta di non utilizzare mezzi di trasporto ha trasformato il viaggio in una vera maratona di resistenza, dove ogni passo ha rappresentato una connessione più stretta con la terra attraversata.

Il tratto siciliano: dalla costa al cuore delle Madonie

Dopo aver attraversato lo Stretto di Messina, Scialabba ha seguito il percorso dei Normanni, partendo da Messina per raggiungere Troina, poi proseguendo verso le Madonie. Lungo il cammino siciliano, le voci dei genitori hanno guidato il suo passo, descrivendo paesaggi montani e antichi borghi. La prima grande emozione è avvenuta a Gangi, dove il 23 settembre è stato accolto dal sindaco Giuseppe Ferrarello. Il sindaco gli ha consegnato una spilla con il simbolo del borgo, gesto che ha sottolineato il valore simbolico del suo arrivo.

“Accogliere Gianfranco Scialabba – ha detto Ferrarello – è per noi motivo di orgoglio e commozione. Il suo viaggio, compiuto con determinazione e profondo legame verso le sue radici, è un gesto che unisce memoria familiare, amore per la nostra terra e straordinaria forza personale”. Ferrarello ha aggiunto: “Percorrere oltre 1.600 chilometri per arrivare a Castelbuono e a Gangi non è soltanto un’impresa sportiva, ma un atto di identità e appartenenza”.

L’ultimo tratto: da Gangi a Castelbuono

Dopo la sosta emotiva a Gangi, Scialabba ha ripreso il cammino con lo zaino in spalla, dirigendosi prima verso Geraci Siculo, poi finalmente a Castelbuono. L’arrivo nella città dei genitori è stato celebrato dal sindaco Mario Cicero insieme a parenti e abitanti del luogo. In quell’istante, il pellegrino ha ricevuto un caloroso abbraccio collettivo, simbolo di una comunità che riabbraccia uno dei suoi figli, anche se cresciuto a migliaia di chilometri di distanza.

Il Cammino di Sant’Anna non è solo un’impresa sportiva: rappresenta un atto di identità e di appartenenza a una terra che ha plasmato la storia familiare. Molti siciliani, come Scialabba, portano nel cuore il ricordo dei luoghi d’origine dei propri antenati, ma pochi scelgono di percorrere l’intera Italia a piedi per rivendicare quei legami. Il suo percorso dimostra che la distanza geografica non è mai capace di spezzare il filo della memoria.

Con la conclusione del viaggio, 64 tappe e 1.600 chilometri compiuti, Gianfranco Scialabba ha dimostrato che la determinazione personale può trasformare una semplice camminata in un vero e proprio pellegrinaggio della memoria restituendo al territorio siciliano un nuovo motivo di orgoglio.

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