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Dalla Porta delle Conquiste del Cairo alla Sicilia Normanna: un Viaggio Artistico

Un motivo decorativo nato nel 1087 al Cairo riemerge nella Sicilia normanna. Scopri come e dove, attraverso un viaggio artistico affascinante.

Dalla Porta delle Conquiste del Cairo alla Sicilia Normanna: un Viaggio Artistico

Un viaggio artistico che inizia nel cuore del Cairo e si conclude nella splendida Sicilia normanna. La storia di un motivo decorativo, le baccellature che ha attraversato secoli e culture, lasciando la sua impronta in luoghi lontani e diversi.

Tutto inizia con la Porta delle Conquiste o Bāb al-Futūh, costruita nel 1087 a Fustat, l’antica Cairo. Questa porta, con le sue due grandi torri e il suo arco decorato, è il primo esempio conosciuto di un motivo particolare: le baccellature, scanalature a cuscino che gli studiosi chiamano godroons.

Dalla Porta delle Conquiste del Cairo alla Sicilia Normanna

Da quel momento, il motivo delle baccellature inizia a viaggiare. Per tre secoli, si può ammirare nelle moschee e nei minareti d’Egitto. Poi, fa un salto significativo nella Gerusalemme dei crociati, sul portale meridionale del Santo Sepolcro. Questo dettaglio, sconosciuto in Europa, è un’indicazione chiara: dove lo si trova, sono passate maestranze che conoscevano i modi del mondo islamico.

Ma il viaggio non si ferma qui. Le baccellature arrivano in Sicilia, lasciando la loro impronta sulle pietre di Palermo e Cefalù. Sul campanile di Santa Maria dell’Ammiraglio, conosciuta come la Martorana, le aperture della torre sono incorniciate proprio da queste baccellature. Lo stesso motivo si può vedere sui portali della Magione, l’abbazia cistercense di fine età normanna.

Le Baccellature a Cefalù: un Mistero da Svelare

E a Cefalù? Qui la situazione è più complessa. La muratura del Duomo è quasi ovunque coperta dall’intonaco, e le pietre che potrebbero confermare la presenza delle baccellature restano nascoste. Tuttavia, è ragionevole pensare che le stesse competenze che hanno lavorato alla Martorana e alla Magione siano arrivate anche al cantiere regio di Cefalù.

C’è però un dettaglio ‘egiziano’ che a Cefalù si vede davvero. Basta guardare in alto, verso il soffitto ligneo della navata. A circa ventuno metri da terra, dipinte direttamente sulle travi, sopravvivono figure che appartengono allo stesso repertorio di corte del celebre soffitto a muqarnas della Cappella Palatina di Palermo: cortigiani che mangiano e bevono, danzatori, musici, animali, motivi vegetali.

Gli Artisti Fatimidi e il Loro Lascito

Le pitture delle travi di Cefalù sono datate, su base stilistica, alla metà del XII secolo: contemporanee a quelle palermitane. Il soffitto della Palatina, è certo, fu eseguito da artisti fatimidi chiamati dall’Egitto, con un parallelo strettissimo nel bagno di Abu’l-Su’ud a Fustat. Ma chi ha dipinto le travi di Cefalù? Gli stessi artisti fatimidi della Palatina o artisti locali che ne imitavano lo stile? Questo è ancora un mistero.

Una cosa è certa: un’iconografia legata in modo sicuro al mondo islamico fu impiegata nella cattedrale regia di Cefalù. Ed è perfino possibile che artisti musulmani fossero presenti sul posto, al lavoro su questa parte del Duomo. Il viaggio dal Cairo a Cefalù, allora, non è la storia di un oggetto trasportato. È la storia di un linguaggio artistico nato nell’Egitto fatimida, passato per Gerusalemme e Palermo, e affiorato nella Sicilia di Ruggero II.

A Cefalù lo vediamo con certezza sulle travi della navata. E lo intuiamo, con ragionevolezza, sotto l’intonaco che ancora custodisce i segreti del cantiere.

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