In un angolo nascosto della grande azienda ospedaliera di Palermo, lontano dagli sguardi dei pazienti, si svolge una battaglia quotidiana che decide il destino clinico di molte persone. Qui, nei laboratori di Patologia Clinica professionisti dell’ematologia e della citometria lavorano instancabilmente per offrire diagnosi precise e tempestive.
Questa è la Sicilia che non vediamo mai, quella dei laboratori dove il lavoro non ha volto né voce. Qui, ogni giorno, si processano campioni ematologici con strumentazioni all’avanguardia, si identificano cellule maligne e si individuano malattie minime residue prima che tornino a manifestarsi clinicamente. È qui che inizia la medicina personalizzata un processo cruciale che spesso passa inosservato.
Competenze e aggiornamenti: la Sicilia che produce conoscenza
Francesco Gervasi, un professionista del settore, racconta di una Sicilia che non è solo quella delle mancanze. È una Sicilia di competenze, spesso sconosciute a chi sta fuori. Qui, i professionisti si aggiornano sulle linee guida internazionali, discutono di protocolli con gruppi nazionali ed europei, scrivono e pubblicano articoli scientifici e organizzano convegni di rilievo nazionale.
Questa è la Sicilia che produce conoscenza, non solo quella che la subisce. Una Sicilia che, nonostante le difficoltà, riesce a mantenere standard elevati e a competere con le realtà più avanzate. Tuttavia, il divario tra l’eccellenza tecnica dei laboratori e il sistema che fatica a valorizzarla rimane una sfida costante.
Il divario tra eccellenza e sistema: la sfida quotidiana
Il problema principale è il divario tra l’eccellenza tecnica dei laboratori diagnostici e un sistema, soprattutto politico, che fatica a valorizzarla, investire su di essa e trattenerla. In Sicilia, si continua a fare tanto con poco, spesso per abitudine più che per scelta, mentre altrove le stesse competenze verrebbero premiate e messe a sistema.
La Sicilia che vorremmo è quella che smette di considerare la diagnostica di laboratorio un servizio invisibile e la riconosce per quello che è: il punto di partenza di ogni percorso di cura. Vorremmo una Sicilia che investa in tecnologia diagnostica avanzata non come eccezione ma come regola, che trattenga i professionisti che si formano qui invece di lasciarli emigrare, che racconti anche questa parte della sanità.
Non restiamo a guardare, anche da dietro un microscopio, si può scegliere di non restare a guardare. Questa è la battaglia silenziosa della diagnostica in Sicilia, una battaglia che merita di essere raccontata e sostenuta.



