Nel cuore della cittadina siciliana si apre Piazza Duomo, una cornice che da secoli ospita la vita quotidiana, le feste religiose e le discussioni tra pescatori e anziani. In un tempo, l’invito a “ci vediamo a Cefalù” significava automaticamente quel punto di incontro: la piazza sotto la Cattedrale normanna, sorvegliata dalla Rocca e circondata da case dei notabili, botteghe e il Palazzo Vescovile. Qui i bambini giocavano tra le palme, i nonni occupavano le panchine come fossero loro da sempre e le famiglie si scambiavano notizie di politica e pesca, creando un vero e proprio salotto cittadino.
Con l’avvento del turismo di massa, la scena è mutata radicalmente. Da aprile a ottobre la piazza è invasa da tavolini, ombrelloni e gruppi di visitatori che arrivano in pullman o in piccoli gruppi con l’obiettivo di scattare una foto veloce alla facciata della cattedrale. La permanenza è breve, il consumo è rapido e il flusso continuo di curiosi ha trasformato lo spazio pubblico in una sorta di mercato temporaneo, dove sedersi spesso richiede l’ordinazione di uno spritz o di un aperitivo.
Le radici normanne della Piazza Duomo
La piazza affonda le sue radici nell’epoca di Ruggero II, che nel 1131 diede il via alla costruzione della Cattedrale di Cefalù, oggi parte del Patrimonio UNESCO dell’Arco arabo-normanno. Attorno al grande cantiere nacquero il Palazzo Vescovile, il futuro municipio (ex monastero di Santa Caterina) e le dimore dei più importanti notabili. Per secoli la piazza fu il palcoscenico di processioni, feste del Santissimo Salvatore, partite di emigrati e ritorni, nonché il luogo dove venivano scattate le foto dei matrimoni sulla scalinata. La memoria collettiva dei cefaludesi si è sempre tramandata di generazione in generazione, creando un legame indissolubile tra la storia grande della città e le piccole vicende familiari.
Il turismo di massa e la perdita di autenticità
Negli ultimi anni il numero dei visitatori è cresciuto in maniera esponenziale: gruppi organizzati, touristi di un giorno e viaggiatori che si sostano solo per qualche ora. I tavolini occupano gran parte del suolo, gli ombrelloni hanno sostituito le tradizionali panchine e il rumore di menù plastificati copre la voce dei residenti. Questo fenomeno non solo riduce la possibilità per gli abitanti di godersi la piazza, ma ne depaupera anche il valore simbolico. Gli anziani, un tempo presenti quotidianamente, si sono rifugiati altrove; i giovani hanno spostato i loro appuntamenti in zone più tranquille, mentre le famiglie partecipano alle celebrazioni religiose solo in occasioni speciali, lasciando la piazza “vuota” nella gran parte dell’anno.
Prospettive di recupero per una piazza vivente
Restituire Piazza Duomo ai cefaludesi non implica chiuderla ai turisti, ma trovare un equilibrio sostenibile. Tra le proposte concrete figurano: la creazione di zone libere da consumi dove è possibile sedersi senza obbligo di ordinare; una regolamentazione più rigorosa dell’occupazione del suolo pubblico, con limiti di tempo per tavolini e ombrelloni; l’organizzazione di eventi stagionali dedicati ai residenti, come mercati agricoli o concerti di musica tradizionale; e la presenza di percorsi guidati che raccontino la storia della cattedrale, della Rocca e dei vicoli medievali, affinché il turista comprenda il valore reale del luogo. Solo facendo percepire la città come memoria viva si potrà evitare che la piazza diventi un semplice passaggio fotografico.



