Il festival IT.A.CÀ, punto di riferimento nazionale per il turismo responsabile fa tappa a Palermo e in Sicilia per l’edizione 2026. Con il tema nazionale Geografie di pace – Mobilità/rsi attraverso confini e culture la manifestazione si propone di ridefinire il concetto di viaggio come strumento di inclusione sociale.
Questa iniziativa, che vede la partecipazione di realtà consolidate come Palma Nana, Cotti in Fragranza, Libera il g(i)usto di viaggiare e Addiopizzo Travel, si propone di costruire narrazioni turistiche non neutrali, capaci di svelare storie spesso invisibili ai flussi convenzionali. Attraverso percorsi a piedi, laboratori di cittadinanza attiva e azioni di rigenerazione urbana, il festival coinvolge direttamente giovani, studenti e cittadini, promuovendo un modello di incoming che diventa becoming.
Dalle periferie al centro storico: la geografia della rigenerazione urbana
Il percorso del festival per il 2026 è strutturato su una progressione geografica e simbolica che tocca punti nevralgici della realtà siciliana. L’iter inizia il 12 settembre 2026 con un’anticipazione ad Alcamo, nel quartiere Maria Ausiliatrice, attraverso l’Urban Sunrise Walking Tour. Questo progetto, nato dal confronto tra artisti e residenti, permette di leggere la città attraverso quindici opere di arte pubblica che raccontano la periferia dallo sguardo di chi la abita quotidianamente.
Il cuore della tappa palermitana si sviluppa tra il 18 e il 20 settembre 2026, toccando la Kalsa, il centro storico e la costa sud. Il 18 settembre, l’iniziativa La Kalsa in tasca coinvolge direttamente gli studenti degli istituti turistici in un’esplorazione pratica del quartiere. L’obiettivo pedagogico è fondamentale: osservare il tessuto urbano per identificare le storie che vengono raccontate ai visitatori e quelle che, invece, restano celate.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, il focus si sposta sul Museo diffuso delle Città del Mondo (via Maqueda 206), dove un walking tour guidato da cittadini del mondo riflette sulla pluralità come patrimonio culturale e sulla città come piattaforma di cambiamento interculturale.
Laboratori e percorsi costieri
Il 19 settembre il festival si sposta verso il confine sud, dalla Cala a Sant’Erasmo, in collaborazione con Mare Memoria Viva. Qui, il lungomare diventa un itinerario simbolico dove le linee di separazione vengono trasformate in ponti tra comunità diverse. Il pomeriggio è dedicato al Giardino al Fresco con il laboratorio Sguardi plurilingui un appuntamento specifico per bambini e adulti guidato dal maestro e ricercatore Davide Schirò.
Il coinvolgimento della scuola e la Quota Verde ambientale
Uno degli aspetti più rilevanti per il settore educativo è l’integrazione tra scuola, turismo e lavoro. Gli studenti degli istituti turistici non sono semplici spettatori, ma protagonisti di un’esperienza di apprendimento esperienziale che li educa alla responsabilità sociale. La partecipazione al festival offre loro l’opportunità di comprendere come le narrazioni turistiche costruiscano sguardi e orientino le scelte economiche di un territorio.
Parallelamente alla formazione, il festival introduce una componente di cittadinanza attiva con azioni pratiche come il plogging (la raccolta di rifiuti durante la camminata), che unisce la cura del paesaggio all’educazione ambientale. Un elemento distintivo del progetto è la Quota Verde: ogni partecipante contribuisce con una somma simbolica di 3,50 €. Questo fondo è destinato alla piantumazione di alberi a Brancaccio, nel bene confiscato ai Graviano, all’interno del progetto Terra Promessa.
Il quadro normativo che sostiene queste iniziative di rigenerazione e inclusione sociale trova riferimento nell’articolo 1, commi 42 e seguenti, della legge 27 dicembre 2019, n.160 e nel relativo DPCM del 21 gennaio 2021. Questi atti normativi forniscono la base per i contributi destinati alla valorizzazione dei beni culturali e alla promozione del turismo sostenibile, garantendo che le azioni di rigenerazione urbana siano inserite in un percorso di legalità e trasparenza amministrativa, monitorate dagli organi competenti come il Ministero dell’Interno.



