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Incendio doloso ai condizionatori del bar Cherì allo Zen: indagini in corso a Palermo

A Palermo il bar Cherì allo Zen è tornato nel mirino: giovani hanno incendiato le macchine esterne dei condizionatori. I danni sono esterni e sul caso indagano la polizia del commissariato San Lorenzo e la squadra mobile, che ha acquisito i filmati di videosorveglianza.

Incendio doloso ai condizionatori del bar Cherì allo Zen: indagini in corso a Palermo

Un nuovo episodio di intimidazione ha colpito il bar Cherì situato nello Zen di Palermo: alcuni giovani hanno appiccato il fuoco alle unità esterne dei condizionatori dell’esercizio commerciale. L’incendio ha interessato esclusivamente la parte esterna del locale e il danno non si è propagato internamente, ma l’episodio riaccende i timori per una serie di attacchi ripetuti nei confronti di attività della zona.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere le fiamme e gli agenti della polizia per avviare le verifiche. Le forze dell’ordine hanno già provveduto ad acquisire le immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire la dinamica e identificare i responsabili.

Le indagini e gli accertamenti della polizia a partire dagli elementi raccolti

Sull’accaduto stanno lavorando gli agenti del commissariato San Lorenzo insieme alla squadra mobile che segue anche gli episodi precedenti legati allo stesso locale. Le immagini di telecamere esterne sono state già sequestrate: gli investigatori sperano di ottenere dettagli utili sull’orario, sul numero dei responsabili e sui movimenti prima e dopo l’incendio.

Precedenti segnali di intimidazione contro lo stesso esercizio

Nei giorni scorsi il bar era già stato oggetto di minacce e danneggiamenti. È stata trovata una bottiglietta contenente liquido infiammabile con la scritta “5.000 euro” lasciata davanti all’ingresso: un chiaro messaggio estorsivo. In un altro episodio, una bottiglia in vetro piena di petardi era stata fatta esplodere dentro la veranda, provocando danni alla parte esterna; fortunatamente il materiale ignifugo ha impedito che le fiamme si sviluppassero ulteriormente. Questi episodi suggeriscono una pressione persistente nei confronti del titolare del locale.

Contesto più ampio: le tensioni criminali nella zona e i precedenti giudiziari

L’intimidazione al bar Cherì si inserisce in un contesto di crescente attività criminale nella cintura urbana che va da Tommaso Natale fino a Capaci e Isola delle Femmine. Nel blitz dei 181 dell’anno scorso emersero conversazioni che documentavano la pressione della mafia sulle attività commerciali: già nel 2026 era stata registrata l’aspettativa di riscuotere il pizzo “con le buone o con le cattive”, come riferivano alcuni indagati intercettati durante le indagini. In quei dialoghi comparivano nomi come Domenico Ciaramitaro della Marinella, Francesco Stagno e Antonino Mazza con riferimenti al rischio che il titolare del bar potesse denunciare gli estorsori.

La Procura della Repubblica, impegnata nelle indagini sulla recrudescenza dei raid, ha proceduto all’arresto di otto persone: l’azione, avvenuta l’11 giugno scorso, non ha però fatto cessare gli attacchi. Negli ultimi tempi sono finite nel mirino anche altre attività commerciali allo Zen, tra cui un barbiere e una parrucchieria segno che il fenomeno non è circoscritto a un singolo locale ma colpisce più categorie di imprenditori.

Implicazioni per la sicurezza locale e attenzione investigativa

Per le forze dell’ordine il caso del bar Cherì rappresenta un tassello nella ricostruzione di una rete di intimidazioni che punta a estorcere denaro o imporre il controllo di territori e attività. L’acquisizione delle immagini di videosorveglianza è una delle prime mosse per ottenere elementi oggettivi: dalle registrazioni potrebbe emergere la presenza di più persone coordinate o di sagome riconoscibili. Intanto, i vigili del fuoco hanno formalizzato i rilievi sui danni materiali, che risultano finora limitati alle unità esterne dei condizionatori.

La vicenda evidenzia come gli esercenti dello Zen continuino a subire pressioni nonostante gli interventi giudiziari e le misure cautelari messe in atto. La prosecuzione delle indagini da parte degli organi competenti mira a chiarire responsabilità e moventi, mentre la comunità locale resta in attesa di risposte concrete dalle autorità preposte.

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