Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) ha emesso una sentenza che costringe la Regione Siciliana a completare la procedura per l’assegnazione del premio riservato a Fabio Di Bono e Dario D’Amico. I due subacquei, noti per la scoperta di un relitto di epoca romana nel 1999, avevano chiesto il riconoscimento previsto dalla normativa per le scoperte archeologiche fortuite, ma la Regione non aveva mai concluso il procedimento. La decisione del Cga ribalta una precedente pronuncia del TAR e impone alla Regione di quantificare l’indennità, nonché di sostenere le spese legali sostenute dagli autori della causa.
La vicenda riprende vita grazie alla recente pronuncia giudiziaria, che sottolinea la rilevanza dell’evento non solo per il patrimonio storico, ma anche per la tutela dei diritti dei cittadini che compiono scoperte accidentali. La sentenza, emessa il 30 settembre, prevede che la Regione possa erogare un importo fino a un quarto del valore complessivo dei beni recuperati, una cifra che i subacquei avevano stimato intorno ai 500 mila euro. Inoltre, la Regione è stata condannata a versare 6 mila euro per le spese dei due gradi di giudizio.
Scoperta del relitto nel 1999
L’11 agosto 1999, durante un’immersione in apnea nel mare di Trapani Fabio Di Bono e Dario D’Amico notarono una struttura lignea avvolta da numerosi frammenti di anfore. Il ritrovamento, segnalato il giorno successivo alla Guardia di Finanza diede il via a una serie di operazioni che portarono alla messa in sicurezza e al successivo recupero di una nave romana. Dopo il prelievo dal fondale, il relitto è stato restaurato e oggi è esposto in un museo, testimonianza tangibile dell’antica presenza marittima nella zona.
Il contenzioso legale e la decisione del Cga
Fabio Di Bono e Dario D’Amico avevano presentato istanza per ottenere il premio previsto a chi scopre, in maniera fortuita, beni archeologici. Tuttavia, la Regione Siciliana non aveva mai concluso la valutazione, lasciando i due sub senza risposta. Il Cga, con estensore Sebastiano Di Betta e presidente Ermanno de Francisco ha stabilito che non vi è alcuna prova che i sub fossero impegnati in una ricerca archeologica organizzata, e che il loro successivo impegno nella tutela del sito non esclude il carattere fortuito della scoperta.
Procedura per la determinazione del premio
Il giudice ha inoltre precisato che la valutazione non può limitarsi ai reperti fisicamente recuperati dai due subacquei, ma deve considerare l’intero relitto portato alla luce in seguito alla scoperta. La decisione si configura come un’importante affermazione dei diritti dei cittadini coinvolti in scoperte accidentali di patrimonio culturale.



